Da Piero Pelù a Concita De Gregorio: in tanti hanno partecipato alla maratona fiorentina per manifestare contro i tagli alla cultura FIRENZE «Mi sono detto: moriremo, ma almeno non lo faremo in silenzio».Sergio Staino apre la due giorni di Firenze contro i tagli alla cultura senza giri di parole: il 2011 rischia di essere letale peri tantissimi operatori culturali del nostro paese (oltre 20mila solo in Toscana). Cinema, teatri, orchestre e librerie rischiano di dover chiudere i battenti, impotenti davanti al taglio del 37 del Fondo unico per lo spettacolo operato dal governo. «Nel 2010 è stato toccato il minimo storico - ricorda l'ex presidente della Regione e ora a capo dell'Orchestra della Toscana Claudio Martini alla cultura va solo lo 0,21 del bilancio statale». Numeri che lasciano a bocca aperta, se si pensa all'idea di Italia culla della cultura che si esporta, forse ancora per poco, all'estero. Numeri che giustificano l'indignazione e la voglia di protestare che si respira tra le poltroncine rosse del Puccini, che con l'omonima associazione e Unicoop Firenze ha organizzato la kermesse. Ma il senso della due giorni è un altro: non rassegnarsi e raccogliere proposte per evitare il collasso. «Spesso c'è l'attitudine a vivere individualmente anche il dramma dei tagli - prosegue Staino - magari attaccandosi al telefono con l'amico politico per cercare qualche via di scampo. Invece oggi no. Senza personalismi e con trasparenza dobbiamo affrontare anche la questione degli sprechi che si devono tagliare. La grande risposta avuta a questa maratona fa ben sperare». Seduti tra la platea in attesa di salire sul palco per intervenire o esibirsi, ci sono infatti tanti volti dello spettacolo: Carlo Monni, Alessandro Benvenuti, Piero Pelù, Paolo Hendel, Michela Murgia, Sandra Bonsanti, Wlodek Goldkorn, Claudio Ascoli, Daniela Morozzi, Elisabetta Salvatori, Nicola Costante, i solisti dell'Ort. Ma anche gli operatori del dietro le quinte: il direttore del Teatro della Pergola Riccardo Ventrella, il patron di Italia Wave Mauro Valenti, Matteo Orfini della segreteria nazionale del Pd, il semiologo Omar Calabrese, il direttore dell'Unità Concita De Gregorio. E tanti altri sono attesi per oggi: Moni Ovadia, la Bandabardò, Angelo Savelli, Leo Brizzi e Gatti Mèzzi. Ognuno con la sua proposta per uscire: il censimento online di tutti gli operatori proposto da Calabrese, per esempio, «per dare un volto a chi la cultura la fa quotidianamente». Gli stati generali della cultura lanciati da Martini. Il found rising tra i privati. O ancora la defiscalizzazione delle donazioni private alla cultura invocata anche dall'assessore regionale alle politiche culturali Cristina Scaletti.