Caro direttore, vorrei soffermarmi sullo stato dei nostri beni culturali con riferimento al caso Pompei. Anche questa volta non si esprimono posizioni concilianti e corrette. Anche questa volta l'intervento dei privati, se mai ci fosse, terrorizza la cultura. Inutile dire che lasciare i beni culturali soffocare dalla polvere non è corretto, ma creare Disneyland, con tutto il rispetto, a Pompei mi sembra un po' azzardato. Anche se in proposito ricordo volentieri l'esperienza vissuta al Museo dell'Heraion, museo completamente virtuale, ossia in assenza di pezzi originali, ma un museo narrante. Dopo questa visita fui portata a vedere i reperti originali nel Museo di Paestum, un casermone della peggiore architettura fascista con marmi e luci al neon. Non c'era pathos, non c'era emozione. Negli scavi però si respirava nuovamente la storia. Il sito archeologico di Pompei è tutto ciò all'ennesima potenza. Per questo motivo non avrebbe bisogno di un museo virtuale in affiancamento, ma solo bisogno di una narrazione in loco, semplicemente ricostruendo la realtà. È chiaro che se Pompei crollasse un pezzo alla volta, tra qualche anno resterebbe solo Pompeiland, ma se ci si dedicasse prima al prodotto primario e poi non si trascurasse quello secondario, certamente gli scavi potrebbero continuare ad essere il sito archeologico più visitato. Sono molto onorata come napoletana che personaggi di spicco del mondo imprenditoriale come Della Valle e de Laurentiis si preoccupino per la situazione dei beni culturali in Campania, anche se le operazioni da loro auspicate a me personalmente sembrano un po' utopistiche. Mi piacerebbe allora poter dipanare qualche perplessità personale, che è emersa leggendo le varie interviste al Mattino: 1) Perché Della Valle asserisce con tanta convinzione che è necessario coinvolgere solo gli imprenditori campani, che tra l'altro non brillano per mecenatismo? 2) Quanto costa e chi finanzierebbe il progetto «cinematografico» di De Laurentiis in affiancamento a Pompei? 3) Perché nessun imprenditore crede nella potenza della cultura? Cara Fabiana, nella sua lettera c'è una bella sintesi del caso Pompei: perciò sarò sintetico. Partiamo dalla buona notizia, ovvero l'interesse di imprenditori come Della Valle, De Laurentiis e di tutti gli altri che con radici in Campania vogliono cogliere la grande opportunità che la tutela degli scavi consente. Anch'io mi stupisco che la mobilitazione non sia scattata prima. Ma almeno un merito quei crolli vergognosi l'hanno avuto. Spero solo che la gara a metà tra solidarietà e opportunità che è partita tra gli imprenditori li porti a riunire le forze e rendere grande un progetto-modello per Pompei, Napoli e l'intero Paese. Evitando piccoli ostruzionismi o peggio ancora neutralizzandosi l'un l'altro con insana concorrenza. Sarebbe bello poi se tutto questo avvenisse proprio quest'anno che ricorrono i 150 anni dell'Unità d'Italia.