Che si sia voluto occultare tutto è testimoniato anche dal fatto che a Prato pochi sanno di questa scoperta; e ancora oggi nessun cartello, niente, sta a indicarla ignor Presidente Rossi, in merito a Gonfienti, oggetto della Sua lettera in risposta allassessore Nesi, mi preme brevemente di puntualizzare che la verità riguardo alla città etrusca di Prato è più complessa di quella che si vuole far passare tramite questo scambio di lettere. Sono anni che cittadini si battono per il riconoscimento e lapertura del sito archeologico che, come Lei anche dichiara, è di primario valore. Hanno combattuto per Gonfienti associazioni e comitati cittadini pratesi, fra cui Primavera di Prato di cui faccio parte. Personalmente sono impegnata in questa battaglia dal 2003; allora le sorti della città antica sembravano diverse: il sito era visitabile, seppur saltuariamente; la costruzione dellInterporto non era ancora così invasiva, devastante: non era stato ancora permesso di costruire sul famoso decumano etrusco, la strada larga più di dieci metri; e la gran parte dei ritrovamenti dellinsediamento del periodo ancora più antico, cosiddetto villanoviano, non era stata sotterrata. Ancora si sperava in una rapida ripresa degli scavi, e lattenzione degli studiosi di tutto il mondo su questa 'meravigliosa scoperta si rifletteva sui media. Il primo comitato per Gonfienti si chiamava Comitato per la Città Etrusca sul Bisenzio e promuoveva una vivace attività di sensibilizzazione organizzando controinformazione e manifestazioni. In questi anni le manifestazioni di protesta si sono moltiplicate: ma lamministrazione, sorda e muta, è andata dritta verso il suo obbiettivo, e lInterporto è diventato quello che è: un mostro che sincunea e divide una parte di Prato, quella ad est, che già era stata divisa dalla ferrovia un luogo inaccessibile e recintato, che tuttavia non ha portato ricchezza o lavoro, non ha diminuito il traffico dei Tir, comera suo compito. Ha insomma fallito come interporto stesso, nei fatti degradato a 'semplice macrolotto. Doverano dunque le autorità competenti quando abbiamo organizzato 'sit-in, spettacoli, proteste, abbiamo proiettato video (ne ho fatti ben quattro!) sul degrado e labbandono di Gonfienti? Il primo video, "Gonfienti muore", fu proiettato al Teatro La Baracca nel 2008 e cera tanta gente. Fece scandalo, perché mostrava le condizioni del sito archeologico, del tutto preda dellincuria. Non vedemmo fra il pubblico nessun rappresentante politico, di nessun partito. In questi anni siamo stati volutamente ignorati, visto come si sono comportati diversi assessori o ancor più la Soprintendenza, che hanno mantenuto contatti solo con associazioni o gruppi amici. In realtà si è fatto di tutto per occultarla, e farla dimenticare, la città antica; ne è testimonianza non solo lespansione dellInterporto della Toscana Centrale e i metri cubi di cemento che sono colati sopra ai ritrovamenti archeologici importantissimi; ma anche lo stato dei reperti con la conseguente non volontà di fare un museo a Prato; labbandono in cui versa da anni quello che è rimasto di vincolato, pezzetti di passato lasciati, anzi strappati fortunosamente al cosiddetto 'futuro. Al profitto del presente. Che si sia voluto occultare tutto è testimoniato anche dal fatto che a Prato pochi sanno di questa scoperta; e ancora oggi nessun cartello, niente sta a indicarla. Non cè un cartello (lo chiedo da tempo!), perché sarebbe il cartello della vergogna, la testimonianza dello scempio che è stato compiuto. Di questa vicenda, che mi ha visto impegnata in prima persona e su cui ho scritto un libro ,"Gonfienti, storia di una battaglia" , che Le potrò dare personalmente se me lo concederà (visto che viene a Prato), ora si parla come se tutto questo passato, recente, non fosse stato; ora le istituzioni, quelle stesse che hanno interrato gran parte della città antica, si dicono pronte e disponibili, quando, fino a qualche giorno fa si parlava addirittura di 'sabbiare il sito archeologico. La Soprintendenza ha sempre lamentato mancanza di fondi per mantenere larea archeologica, preservarla dalla rovina, oltre che per riprendere gli scavi, ma allo stesso tempo ha mostrato di snobbare le associazioni competenti sul territorio che, sotto supervisione, lo avrebbero potuto fare, e lo potrebbero fare, a livello volontaristico o a basso costo. Infine, lampio risalto che la Provincia di Prato ha dato alla notizia della ripresa degli scavi, fermi dal 2007, con i 500 mila euro, è poi stato smorzato, anzi spento dallormai famoso inghippo per cui quei soldi pubblici non sono spendibili per larea archeologica che di fatto si trova nella proprietà dellInterporto, una società con diritto privato. Insomma, tutto appare come una farsa, uno sberleffo. Su Gonfienti sto raccogliendo da anni dichiarazioni e dichiarazioni da parte di autorità, tutte favorevoli, tutte fiduciose, tutte positive; ma la realtà, signor Presidente, è tuttaltra; la realtà è labbandono. Lautrice fa parte del comitato Primavera di Prato ed è regista e attrice
Caro presidente Enrico Rossi le racconto io la storia di Gonfienti
La città etrusca di Prato, nota come Gonfienti, è stata oggetto di un'inchiesta e di una campagna di sensibilizzazione per il suo riconoscimento e la sua conservazione. La città è stata in parte distrutta dall'Interporto, una struttura di trasporto che ha subito una serie di espansioni e ha causato l'incuria e lo sfruttamento del sito archeologico. Le autorità competenti hanno mantenuto contatti solo con associazioni amiche e hanno snobbato le associazioni che hanno cercato di promuovere la conservazione della città. La Soprintendenza ha lamentato la mancanza di fondi per mantenere l'area archeologica, ma ha anche mostrato di essere disposta a snobbare le associazioni competenti.
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