Rimortis. Nei giochi infantili era previsto un grido secco e cupo per dire: fermi tutti, sono morto, stramorto. Non gioco più. Gli scheletri degli Amanti di Mantova, appartenuti a un uomo e a una donna di più o meno seimila anni fa, dicono rimortis, dal tanto che son freddi. Il gioco della grande, grandissima occasione mondiale degli Amanti di Mantova, è ormai trapassato. Occasione perduta nel febbraio 2007, quando furono scoperti nel cantiere della Valdaro Spa, territorio comunale di San Giorgio a est di Mantova, in quella che fu la caldo-umida selva della palude padana. Altra occasione perduta nel marzo del 2008 quando nel Museo Civico di Como gli specialisti esaurirono le analisi e le controanalisi. Nuova occasione smarrita nell'aprile 2009 quando gli Amanti incassati e sotto chiave furono depositati nel Museo Archeologico Nazionale di Mantova il quale è ancora un formidabile incompiuto. Contenuto invisibile, contenitore chiuso: uno scandalo italiano. Con una coincidente tenerezza, proprio nel giorno di San Valentino, cioè lunedì prossimo, nella sacratissima sala consiliare del municipio di Mantova sarà presentato il comitato intitolato "Amanti a Mantova". Questa iniziativa arriva quando ormai l'impazienza, le attese, le curiosità del globo terracqueo si sono spente, dagli Stati Uniti al Giappone, dall'Australia alla Cina. I romeo and Juliet della preistoria destarono l'interesse del mondo. Formidabili quei giorni. Ma le esigenze della scienza ebbero il sopravvento. Prima la diagnostica archeologica, anatomica e paleobotanica, poi, semmai, l'ostensione in pubblico. Richieste e sollecitazioni a mostrare gli Amanti di Mantova appena scoperti furono un buco nell'acqua. Neanche parlarne. Nell'allora - a scoperta e clamore ancora caldi - anche le risorse economiche sarebbero state probabilmente più leste, disponibili, motivate e globali. Immaginiamo soltanto l'eventualità della cessione dei diritti delle immagini o l'allestimento estemporaneo di una mostra. Ora s'affaccia il comitato che ha tra le finalità dichiarate la raccolta di fondi per l'esposizione degli Amanti e dello scheletro di Orione con il cane Sirio (ulteriore sepoltura neolitica insieme ad altre decine nell'area). Iniziativa fuori tempo massimo? L'invito parte da pubbliche istituzioni e da una meritoria associazione di volontariato culturale, la più numerosa e attiva del territorio: gli Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani, presieduta da Italo Scaietta. Gli altri invitanti nel giorno di San Valentino: il sindaco di Mantova Nicola Sodano, il presidente della Provincia Maurizio Fontanili e la sovrintendente ai beni archeologici della Lombardia Raffaella Poggiani Keller con la responsabile del nucleo operativo di Mantova e responsabile dello scavo, Maria Elena Menotti. I propositi appaiono buonissimi. Nell'invito si legge: "Il comitato nasce con la finalità di rendere possibile l'esposizione museale e la fruizione dei preziosi ritrovamenti preistorici". Quel che non torna è il rimortis, cioè gli scheletri freddi, da una parte. E, dall'altra, la riapparizione in campo di tre entità di grande rilevanza nella storia musealizzante degli Amanti. Eccoli qui, uno per uno. 1. La sovrintendenza archeologica che in nome della primazia degli studi e della scienza non ha profittato di un'occasione per "popolarizzare" la scoperta, infliggendo ai reperti un lungo nascondimento. Solo per la Giornata dei Beni Culturali, nel piovoso aprile 2009, gli scheletri abbracciati vennero mostrati nel costruendo Museo Archeologico Nazionale come si trattasse di un grazioso dono, senza clamori e senza pompa. Proprio nella nuda terra. 2. La Provincia di Mantova che, a suo tempo, pressando la sovrintendenza avrebbe potuto richiedere o pretendere una disponibilità degli Amanti tornati alla luce sul territorio, a San Giorgio. Comune che non ha potuto far altro che lavorare di fantasia indicendo un concorso letterario. 3. Infine il Comune di Mantova che in una serie di circostanze non captò le rilevanza del tesoro preistorico. Basterebbe ricordare come al momento del deposito della cassa nel Museo Archeologico Nazionale la sovrintendenza organizzò e pretese il viaggio e le manovre di trasbordo segreti, intimi, velati. Quando, invece, attraverso la determinazione del Comune quel giorno avrebbe potuto innescare un interesse larghissimo e semmai una festa archeologica. Il Comune di Mantova, oggi, con il sindaco che è anche assessore alla cultura e proclamato presidente del Centro internazionale di Palazzo Te e - non va mai dimentico - personale amico del ministro dei beni culturali Sandro Bondi. Cioè l'uomo che dovrebbe o potrebbe con motu proprio decidere di chiudere con un finanziamento definitivo la partita giro dell'oca del Museo Archeologico Nazionale. Negli spazi dell'ex mercato dei bozzoli mancano soltanto gli arredi, cioè il sistema delle vetrine e l'apparato tecnologico (progettati insieme alla struttura) per un valore che si aggira sui 4,5 milioni di euro. Or bene, sovrintendenza, Provincia, e Comune costituiscono un comitato e fanno voti perché cittadini, banche, fondazioni, imprenditori con elargizioni forniscano un aiutino alla causa degli Amanti di Mantova e del Museo incompiuto dal 1995. Proprio loro.