Strada in salita per la legge anti-condono. Il tempo stringe (il termine ultimo per l'approvazione è fissato al 12 novembre) ma il disegno di legge ancora non è stato messo all'ordine del giorno del consiglio regionale. E come se non bastasse, nel centrosinistra stanno emergendo i distinguo rispetto a un testo ritenuto troppo rigido. Ieri, la conferenza dei capigruppo è saltata, è stata rinviata a stamane. Motivo? Il centrodestra ha contestato al presidente del Consiglio Casamassa di aver convocato contemporaneamente anche l'ufficio di presidenza, per cui la conferenza dei capigruppo, prevista alle 13,30, dopo due ore non era ancora iniziata. «Non stiamo ai comodi del centrosinistra», ha accusato Bianco (Forza Italia). E Ronghi (An) ha aggiunto: «Il centrosinistra fa opposizione a se stesso». Ma dietro queste schermaglie si nasconde in effetti il vero motivo per cui la legge anti-condono non decolla: in consiglio regionale c'è un'ampia maggioranza trasversale che non la vuole, o comunque non vuole una legge troppo rigida. Il centrodestra attacca. «Il disegno di legge - sostiene Bianco - è illegittimo e deve tornare in commissione. Ma i primi a volere il condono sono i sindaci, anche del centrosinistra, che non hanno bloccato gli abusi sui loro territori. Perchè non l'hanno fatto?». La Cdl ribadisce la linea dura. E veniamo al centrosinistra. Ieri la Margherita ha riunito i suoi sindaci della provincia di Napoli. Il confronto è stato serrato. All'incontro, c'erano i consiglieri regionali Casillo e Sorrentino, c'erano molti sindaci della zona rossa (la Margherita ne ha nove su diciotto). Molte le perplessità. La legge anti-sanatoria viene ritenuta troppo restrittiva e di difficile applicazione, per molti sindaci, soprattutto quelli della zona rossa, non tiene conto delle esigenze dei territori. «È troppo rigida, va cambiata», è stata la conclusione. Lunedì la Margherita presenterà una proposta per modificare il testo. Dubbi anche nello Sdi, il partito dell'assessore all'Urbanistica Di Lello. Il capogruppo Simeone chiede che dalla legge anti-condono siano esclusi i Comuni che non hanno ancora un piano regolatore (che in Campania sono oltre il 30 per cento) e propone una differenziazione tra abusi di necessità e abusi di speculazione. Simeone ha già pronti una serie di emendamenti per modificare la legge Di Lello. Del condono non ne fa una questione primaria l'Udeur, per il quale la priorità assoluta è la legge elettorale. Anche il Campanile ha comunque presentato emendamenti per rendere meno rigide le misure. Democrazia federalista campana sollecita anche sedute a oltranza per approvare la legge anti-condono ma pone un paletto. «È nostra intenzione - avvertono i consiglieri Antonio Lubritto e Alfonso Perrone - salvaguardare gli interventi relativi all'edilizia privata, specialmente quelli apportati alla prima casa». Insomma, maggioranza in libera uscita. Ma Di Lello non si arrende. «Sarebbe un errore perdere questa opportunità. Comunque - osserva l'assessore - l'aula può anche votare contro ma ha il dovere di esprimersi».