Testimonianze sorprendenti dalle fosse dove furono sepolti i soldati delle battaglie del 480 e del 409 a. C. Gli esperti dicono che dalla conservazione e dallo studio del reperti verrà fuori la vita della città, gli usi, i costumi suoi prima che venisse distrutta dai cartaginesi. Niente stabilimenti, né ciminiere, né autostrade, né tir carichi di prodotti industriali, solo un'immensa distesa verde pianeggiante e sullo sfondo il mare. Due eserciti schierati in battaglia decidono col ferro e col sangue le sorti della vicina città greca di Himera. Basta guardare quelle diecimila tombe, quei reperti, quei segreti che la terra ha conservato, per immaginare la piana di Buonfornello nella sua verginale bellezza. Proprio lì, a poche centinaia di metri dallo stabilimento Fiat di Termini Imerese che si avvia verso la drammatica chiusura, in oltre due anni di scavi archeologici è stata riscoperta la necropoli occidentale di Himera, ritenuta la più grande venuta alla luce in tutta la Sicilia. Un ritrovamento reso possibile dal lavoro della Soprintendenza ai beni culturali di Palermo, in piena collaborazione con le Ferrovie dello Stato (RFI, Italferr e il general contractor Cefalù 20), impegnate sulla costa palermitana per la realizzazione del raddoppio ferroviario Palermo-Messina nel tratto di circa 20 chilometri Fiumetorto-Ogliastrillo (responsabile dei lavori Roberto Galiano, amministratore della CEmme Group), che hanno interamente finanziato le indagini. Dal settembre 2008 sono state esplorate complessivamente 9.150 tombe, databili lungo tutto il periodo di vita della colonia greca, con risultati straordinari. Sotto la coltre di argilla un centinaio tra operai, archeologi, disegnatori, antropologi e restauratori, coordinati dall'archeologo Matteo Valentino, hanno rinvenuto nove fosse comuni, identificate con le sepolture collettive di soldati morti nelle grandi battaglie combattute davanti alle mura di Himera nel 480 a.C., quando i Greci sconfissero l'esercito cartaginese, e nel 409 a. C., quando i Cartaginesi attaccarono e distrussero definitivamente la città. Nelle fosse i cadaveri vennero deposti allineati, uno di fianco all'altro, da un minimo di due a un massimo di 59 individui, tutti di sesso maschile. Molti scheletri presentano tracce di violenti traumi causati da armi da taglio (spade, pugnali) o da lancio (frecce e lance). E poi ci sono i cavalli, seppelliti in 25 tombe, proprio come gli uomini, perché onorare il loro sacrificio decisivo per l'affermazione dell'esercito greco nella battaglia del 480. «Questi scavi hanno consegnato dati scientifici eccezionali, a partire dalle moltissime informazioni sulla cultura materiale - spiega Stefano Vassallo, direttore dell'unità operativa per i Beni archeologici della Soprintendenza di Palermo -. Dalla conservazione e dallo studio dei reperti verrà fuori la vita della città, gli usi, i costumi. In questo momento stiamo studiando un percorso di valorizzazione, che potrebbe diventare un'importante attrattiva turistica». Perché nei venti container pieni di oltre 8.400 reperti c'è veramente di tutto. Ci sono due tesoretti di monete d'argento, in tombe femminili della seconda metà del V secolo a.C.; ci sono contenitori di terracotta utilizzati per accogliere i corpicini dei neonati nelle tombe di tipo enchytrismos, perfettamente conservate. Ci sono monete provenienti dalle varie colonie, così come anfore greco-orientali ed etrusche, a testimoniare le relazioni di Himera col mondo antico. Entusiasta Francesca Spatafora, direttore del Parco archeologico di Himera, che può già contare su un Antiquarium ricchissimo ma non ancora entrato nel circuito turistico. «Entro tre anni, con i fondi europei, realizzeremo un nuovo museo con il patrimonio ritrovato nella necropoli occidentale - afferma -. Stiamo portando avanti un accordo con le Ferrovie per potere avere alcuni manufatti ferroviari ormai in disuso. Questa è un'occasione unica per questo territorio». Un riferimento chiaro all' addio della Fiat. «Nel momento in cui l'industria indietreggia - osserva il sindaco di Termini, Salvatore Burrafato -, bisogna cambiare passo. Dobbiamo puntare con convinzione ad altre iniziative che possano cambiare il volto della nostra città e credo che la valorizzazione di Himera possa essere decisiva».