A Tivoli è crollato un blocco di un antico acquedotto romano: un nuovo caso di incuria Il 4 febbraio scorso a Tivoli è crollato un blocco di circa 150 metri cubi da un antico acquedotto romano. Fortunatamente il reperto storico non è riuscito ad arrivare nei pressi della vicina strada provinciale la sua corsa è stata interrotta dai rami di una quercia molto robusta. Comunque l'Assessorato aveva fatto sapere che il 6 febbraio avrebbe stanziato dei fondi per la "messa in sicurezza dell'acquedotto di Tivoli" e che sarebbero stati "ripristinati i luoghi evacuati per la sicurezza dei cittadini". Nonostante le varie operazioni di messa in sicurezza, l'eredità lasciataci dall'impero romano sta decadendo a causa dell'incuria, non solo nei territori limitrofi a Roma ma anche e soprattutto nella Capitale. Un altro esempio è quello dell'Acquedotto alessandrino tra la borgata omonima e il quartiere di Centocelle, nella periferia sud-est di Roma, che attraversa la trafficatissima viale Palmiro Togliatti. Le arcate dell'Acquedotto che fungono da spartitraffico per le macchine, oltre che agli agenti atmosferici e all'inquinamento, sono sottoposte a vari pericoli: il colpo di un automobilista distratto o quello di un automezzo ingombrante e il monumento comincia a perdere i ciottoli sia nelle parti dove transitano le automobili che nelle parti superiori delle arcate. La messa in sicurezza anche qui è stata fatta e le due arcate che si trovavano nelle condizioni peggiori, sono state puntellate e chiuse con tanto di transenne e cartelli "Attenzione pericolo: caduta massi". Peccato, però, che l'Acquedotto versa in questo stato di puntellamento da circa tre anni e che di lavori di restauro non se ne parla neanche. Una parte dello stesso Acquedotto si trova sempre nel quadrante sud-est di Roma, nel quartiere di Tor Tre Teste. In mezzo alla campagna romana, in mezzo al verde, questa parte del monumento è già circondata e penetrata dall'edera, da piante infestanti varie e oggetto di contesa dai contadini del posto. Il Ministero dei beni culturali e le amministrazioni locali dovrebbero far fronte a questi problemi per evitare anche che accadano crolli simili a quello avvenuto a Pompei - patrimonio dell'umanità - che ha fatto parlare dell'Italia i giornali di tutto il mondo. Inoltre, l'Acquedotto in questione, se restaurato a dovere, potrebbe portare un notevole turismo anche nella parte sudest della capitale; infatti il reperto, oltre che per l'importanza tecnica, ingegneristica e architettonica dell'Impero di Roma, è anche l'unica testimonianza che abbiamo della reggenza di Alessandro Severo, regnante della seconda metà del II secolo d.C. Dove non hanno potuto i goti e gli unni può l'incuria e la totale indifferenza delle amministrazioni locali e del Ministero che, invece di mantenere, conservare e valorizzare questo patrimonio della nostra storia provvedendo sollecitamente ai lavori di restauro, spende quantità notevoli di denaro per mostre sempre più banali.