Ca' Farsetti scrive a Calderoli: «Bisogna rimediare» Verba volant. II pasticcio è fatto, e il Comune adesso pretende che ci si ponga rimedio. Non bastano le rassicurazioni verbali del ministro Calderoli. Il Regio decreto del 1904 che dà in concessione il Canal Grande al Comune è stato cancellato. Dal 15 dicembre scorso, insomma, con l'abolizione del decreto 721 del 1904, il Canal Grande non è più «del Comune». Una svista, ha precisato il ministro, i veneziani possono stare tranquilli: trattandosi di un testo unico non può essere abrogato. A Ca' Farsetti in realtà non sono affatto tranquilli. «Una norma è stata abrogata, adesso bisogna provvedere con un'altra norma», ha ribadito ieri Ugo Bergamo, assessore alla Mobilità acquea ed ex sindaco che di professione fa l'avvocato, «e poi il Testo unico di cui parla Calderoli non è il decreto in questione, ma un altro che porta il numero 523». Ieri mattina il Capo di Gabinetto del sindaco Romano Morra anch'egli avvocato ha inviato una lettera al ministro. Chiedendo «certezze giuridiche». In teoria dalla data dell'abrogazione il Comune non avrebbe titolo per elevare contravvenzioni né per dare in concessione spazi acquei (da questi con la Cosap ricava oltre un milione di euro l'anno), né potrebbe emettere norme per disciplinare il traffico acqueo giunto a livelli di guardia. Il ministro ieri ha fatto avere a Ca' Farsetti un'ulteriore precisazione. «La convenzione non decade», dice. «Ma Bergamo replica duro anche su questo: «Non è vero, perché la convenzione votata dal Consiglio comunale di Venezia il primo ottobre del 1903 e ratificata nel maggio dell'anno successivo, venne «resa esecutiva» dal Decreto in questione, firmato da Vittorio Emanuele III. Se cade il decreto, la convenzione non vale più». Non basta nemmeno l'accenno al Codice della Navigazione, articolo 17, che secondo ll ministro metterebbe al riparo il Comune da sorprese. «C'è scritto che i poteri del Comune si attuano sui canali urbani che rimangono in consegna al Comune e solo quelli». E la polemica non è chiusa. «Mi pare che qui non si voglia ammettere l'errore», dice l'assessore. Ieri insieme al capogruppo dell'Udc in Consiglio comunale Ennio Fortuna ex Procuratore generale di Venezia ha lanciato un appello alle forze della città perché venga chiesto al governo lo statuto di «città speciale», sulla scia di Roma capitale. Un sito Internet e manifesti che saranno affissi in città: «Inutile parlare di federalismo e Legge speciale se poi i soldi alla città non arrivano e invece di aumentare i nostri poteri ci viene tolta anche la sovranità del Canal Grande». Le acque della città oggi in mano a Porto e Magistrato alle Acque devono passare sotto il Comune. Un punto su cui si dicono d'accordo anche altri promotori di progetti di riforma della Legge Speciale, come Felice Casson e Andrea Martella (Pd). Una svolta che il «pasticcio Canal Grande» potrebbe adesso rendere più facile.