«Di recente stiamo assistendo a una collaborazione tra pubblico e privato in cui la valutazione economica dell'investimento non è più il solo motore; bensì interviene anche l'impatto sociale di un'operazione finanziaria», ha commentato Carlo Montagna, avvocato dello studio Bonelli Erede Pappalardo. «E il caso del sostegno da parte di Tod's al restauro del Colosseo di Roma, che ha previsto un investimento pari a 25 milioni di euro». Un sistema-paese in ambito artistico può dunque nascere anche da questo tipo di sostegno. «Sulla scia di ciò che ha visto protagonista Tod's sarebbe auspicabile che un imprenditore o un gruppo assumessero su di sé l'onere di un restauro, nonché la gestione successiva del bene, penso per esempio a Pompei», ha precisato Montagna. Proprio il sito archeologico potrebbe rappresentare un tentativo per attuare un innovativo modello gestionale improntato su un nuovo ruolo da affidare ai soggetti pubblici e privati per la valorizzazione, fruizione e gestione del bene. È quanto emerge dal Briefing paper dell'Istituto Bruno Leoni, che si interroga sul Ruolo degli incentivi per una buona gestione del patrimonio culturale. L'analisi focalizza l' attenzione sulle inefficienze della pubblica amministrazione italiana e sul ricorso ai commissari straordinari per risolvere le emergenze. Questi ultimi non possono però rappresentare la strada per migliorare la governance dei beni culturali dello Stato. Resta aperta la possibilità di affidare i beni ai privati per la loro gestione e per il loro recupero. Nel contesto italiano, infatti, gli interventi dei privati sono sporadici e limitati a sponsorizzazione, mentre l'area archeologica potrebbe essere concessa in uso a soggetti privati con competenze imprenditoriali, nel quale il sostegno abbia anche un ritorno economico, pur sotto il controllo della soprintendenza. In questo modo i privati otterrebbero anche un molo di responsabilità di un bene pubblico e comune.