Certo, è questione di gusti: ma per me Firenze non è mai bella come in questi giorni di sole di pieno inverno. Proprio in un febbraio di quarant'anni fa, Ennio Flaiano scrisse della «sorpresa di Firenze, che si rinnova ad ogni viaggio». Sotto quella luce fredda, egli leggeva «la linea sempre aurea dei palazzi, lo svolgersi delle strade, la nettezza dei particolari, il nitore del cielo e dei profili». Oggi si può aggiungere che in questa stagione di mezzo anche il turismo sembra dare una tregua, e passeggiare per le strade antiche di Firenze può tornare un autentico piacere: guardate, per esempio, Palazzo Strozzi, per qualche giorno meravigliosamente libero dai cartelloni colorati e dunque non più 'location di eventi culturali', ma inarrivabile cubo di magnificenza imperiale rinata in riva all'Arno. Ma riprovare a guardare Firenze significa, inevitabilmente, farsi del male. Significa, per esempio, notare che il portico gotico che cuciva alla città il fianco di Santa Croce è stato scempiato: altro che «nettezza dei particolari». È accaduto quasi un anno fa, ma io colpevolmente me ne sono accorto solo ora. La prima sensazione, passandoci accanto, è che un pullman di turisti ci sia stato parcheggiato sotto: e l'analogia non funziona solo sul piano metaforico, ma anche su quello formale perché la sagoma è proprio quella di un lungo parallelepipedo metallico e vetrato. Poi ti avvicini e scopri che si tratta di una biglietteria, formata da due corpi: il lungo 'pullmann' e poi un box analogo, ma più piccolo, 'parcheggiato' alla testa del portico, proprio dietro le spalle del padre Dante. Entri, domandi, e speri di sentirti dire che si tratta di un allestimento effimero per qualche fiera: una specie di versione cool dell'imbarazzante mercatino simil-tirolese che ogni Natale piove sulla piazza. Manco per sogno: si tratta di una struttura permanente. Una biglietteria ed un ufficio informazioni che 'accolgono' chi vuol vedere il tempio che, secondo Foscolo, fa Firenze ancora «più beata». Ma come si fa ad inserire un 'aggeggio' del genere in una struttura gotica? Per quanto rimaneggiato nell'Ottocento, il portico è un luogo storico denso di memorie funerarie e segnato da due arche monumentali trecentesche: non solo trovo incredibile che l'Opera di Santa Croce abbia potuto avere un'idea simile, ma è ancora più sconcertante che la Soprintendenza l'abbia autorizzata. A nessun privato cittadino sarebbe (per fortuna) consentito fare un decimo di questo scempio in un edificio cento volte meno importante e monumentale. Ho sempre pensato che la piccola (e forse ormai inevitabile) simonia di far pagare un biglietto a chi vuol entrare in una chiesa 'facesse male' a quella chiesa. Ormai, tuttavia, questo non è vero solo sul piano morale, ma anche su quello brutalmente fisico. Se dovessi far capire in un attimo i danni che la tanto celebrata 'valorizzazione' può infliggere ai nostri monumenti farei vedere proprio una di queste foto. E qui non è una questione di gusto. È una questione di civiltà. Tomaso Montanari