Noi sosteniamo che dare accesso ai privati sia un bene nella misura in cui regole certe stabiliscano livelli finanziari d'impegno e ruoli definiti per eventuali sponsor o fondatori aggiunti; noi rileviamo che in nessun museo del mondo sia immaginabile la partecipazione di galleristi negli organismi tecnico-scientifici, chiamati a determinare tra l'altro le acquisizioni di opere d'arte; noi dubitiamo che il presidente della Regione, cioè un uomo politico, possa avocare a sé l'assunzione del direttore di un museo, anche se si dice che questo avverrebbe solo dopo un concorso pubblico internazionale (di fatto, dalla rosa di nomi che ne scaturirebbe, al presidente della Regione spettetterebbe la scelta finale: questa procedura, secondo il Cda della Fondazione, infrange la legge). Ecco quali sono i temi del conflitto tra Fondazione Donnaregina e Regione Campania. Ne vogliamo discutere seriamente, serenamente, senza invocare la ghigliottina per questo o per quello? O credete che sia inutile e che non si debba mai disturbare il manovratore, anche se forse sta picconando un bene pubblico? C'è poi la questione finanziaria. Il Madre, dice per ultimo quel buontempone di Bonami, sarebbe stato fino ad oggi un museo paternalistico (e che significa, boh!) e troppo costoso. Bene, ecco le cifre vere: nel 2009 tra gestione e mostre, circa 10 milioni di euro; nel 2010 tra gestione e mostre circa 5 milioni; nel 2011 solo mostre sponsorizzate e una previsione di spesa gestionale (utenze, assicurazioni, tasse, pulizie, vigilanza, biglietteria, assistenti di sala, manutenzione, dipendenti) di meno di 3 milioni. Vi sembra troppo per un museo delle dimensioni e del prestigio del Madre? In due anni abbiamo ridotto le spese di oltre il 60: qualcuno saprebbe come far meglio? Infine, vedo che il gesto di protesta di tre importanti artisti italiani ha sollevato un nuovo polverone mediatico. Non so se esistano i presupposti giuridici perché Bianchi, Clemente e Paladino ritirino le opere donate. Mi interessa di più la questione politico-culturale che dà origine a quel gesto, rendendolo particolarmente significativo, direi esemplare. Stimo e rispetto da troppo tempo Antonio Ghirelli per aggredire polemicamente l'assurdo paragone, ieri tratteggiato, tra la vicenda della mia direzione e quella della mancata proclamazione di Andrea Cozzolino quale candidato sindaco del centrosinistra. Gli rimprovero sommessamente l'incuria con la quale mi include in una «scuderia politica». Non ho mai avuto in vita mia tessere o incarichi di partito: sono stato chiamato anni fa da Antonio Bassolino a progettare un museo d'arte contemporanea. Ed è quello che ho fatto, nel bene e nel male, senza raccogliere voti o consensi. Anzi, come si è ben visto anche nell'ultimo periodo, creando molteplici e furibondi dissensi. Eppure, la questione è davvero molto politica. Ma in un senso ben più alto di quello proposto da Ghirelli. È una questione politica perché l'adesione di tanti artisti internazionali al progetto di nascita del museo Madre ha avuto negli anni una specificità che il buon Francesco Bonami, figura di rilievo tra i tanti mediatori del mercato internazionale dell'arte, non potrà mai comprendere. Prima di tutto ci fu Lucio Amelio con la sua folle idea di coinvolgere la grande arte contemporanea in un processo di moderno rispecchiamento e di critica morale della città. Poi ci fu piazza del Plebiscito, il teatro dell'arte contemporanea in presa diretta sugli umori popolari. Poi le stazioni dell'arte, l'invenzione del museo obbligatorio di Achille Bonito Oliva. Poi le grandi mostre di Capodimonte, dell'Archeologico, di Sant'Elmo. Infine, la costruzione, il lancio e il successo del primo autentico museo d'arte contemporanea a Napoli, ma diciamo pure nel Sud d'Italia. In tutte queste vicende ci sono anch'io. Ma questo mi preme dire, quando dico «io» intendo un «noi», nomino cioè un soggetto collettivo (o almeno schizofrenico, visto che la mia seconda identità sarebbe quella di Mario Codognato, capocuratore storico del museo, uno tra i migliori curatori internazionali). Nel «noi» come lo intendo io ci sono anche gli artisti, i collezionisti, i curatori, gli intellettuali di tutto il mondo che hanno attraversato Napoli e il Madre, depositando opere, idee, suggestioni. In forma di progetti che sono diventati nostri perché li abbiamo sostenuti, contaminati, realizzati, senza mai appropriarcene. Lasciando che fossero loro i protagonisti, e creando le condizioni perché lo fossero nel modo più giusto e spettacolare. È questo lavoro comune che ha reso unico, splendido e desiderabile il Madre, creatura architettonica di Alvaro Siza, ma anche di giovani architetti come Alex Zaske, Fabio Dumontet e Daniela Antonini. In questo senso il Madre è anche degli artisti che hanno lavorato nel cantiere per affrescare pareti, installare opere complicatissime, spalla a spalla con gli operai e con gli ingegneri dell'impresa di costruzione. Magari sbagliano i termini giuridici, ma quando tre artisti figure peraltro prestigiosissime sulla scena mondiale prendono pubblicamente parola e protestano, noi pensiamo che stanno reclamando nient'altro che un loro diritto. E che si comportano «come se» la questione non riguardasse semplicemente le loro opere, ma che abbia invece un senso molto più ampio, universale, nel modo kantiano dell'imperativo categorico, cioè della legge morale. Per usare invece un espressione shakespeariana, oggi molto di moda nel circuito comunicativo, siamo portati a credere che il Madre sia della stessa materia di cui sono fatti gli artisti: un sogno che nessuna politica ha il diritto di tramutare in incubo. Direttore Museo Madre
CAMPANIA - sponsor o fondatori aggiunti per i musei
Il direttore del Museo Madre di Napoli, Antonio Ghirelli, ha espresso le sue preoccupazioni riguardo alla gestione del museo e alla sua dipendenza dalla Regione Campania. Ghirelli sostiene che il museo è stato trasformato in un "museo paternalistico" e che le sue spese sono state ridotte del 60% in due anni. Ha anche criticato la decisione della Regione di nominare un direttore del museo senza un concorso pubblico internazionale. Ghirelli ha anche espresso la sua disapprovazione per il gesto di protesta di tre artisti italiani, che hanno ritirato le opere donate al museo.
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