OGGI LE PROMESSE DI INCENTIVI ALL'EDILIZIA. MA NELLA RELAZIONE SUL MERCATO IMMOBILIARE LA PRIORITÀ SONO GLI AFFITTI Silvio Berlusconi prova a rilanciare il "Piano casa". Il Consiglio dei ministri di oggi dovrebbe, secondo le dichiarazioni della vigilia, dare impulso al vecchio progetto di garantire l'aumento delle cubature ai proprietari di appartamenti per soddisfare il diffuso bisogno di spazio e dare un incentivo al settore edilizio. Solo che le esigenze principali del settore immobiliare non sono esattamente quelle immaginate dal premier ma il caro-affitti, i mutui, la crisi verticale delle vendite e degli investimenti, la ristrutturazione energetica. A dirlo non sono gli occupanti di case sfitte ma l'Indagine conoscitiva del mercato immobiliare realizzata dall'Ottava Commissione della Camera dei deputati, quella che si occupa di Ambiente e Territorio. Da questa si evince che la priorità di intervento in materia immobiliare dovrebbero essere gli affitti e più in generale il sostegno a "un'ampia area di soggetti che non riescono ad accedere alla casa con proprie risorse". I dati resi noti alla Commissione dal Cresme (Centro di ricerche economiche sociali per l'edilizia e il territorio) dicono, per esempio, che se nel 1965 per l'acquisto di un'abitazione in zona semicentrale a una famiglia con reddito medio occorrevano 3,4 annualità di reddito, nel 2008 ne servivano 9, cioè quasi il triplo. Colpa dell'aumento dei prezzi: se nel 1997 il valore complessivo del patrimonio immobiliare era di 3.050 miliardi di euro, nel 2007, cioè prima della crisi, era salito a 6.854 miliardi per poi scendere, per effetto della recessione, a 6.080 miliardi nel 2009. Una misura sottostimata, basata sulle rendite catastali e non sui valori di mercato: basti pensare che per il catasto un'abitazione di 114 mq vale in media soltanto 178 mila euro. La ragione, secondo il Censis, "di una crescente pressione della domanda, di una costante, anche se modesta, crescita del Pil, di una propensione alla patrimonializzazione e di una propensione al risparmio". Questo ciclo si è interrotto con la grande crisi del 2007. Si legge nella relazione: "La questione di fondo sembra essere quella di una struttura rigida dei mercati immobiliari, sbilanciati verso la proprietà (il 72 per cento delle abitazioni) che determina seria difficoltà a dare risposta ai diversi fabbisogni". In particolare alle giovani coppie, ai single, agli studenti fuori sede, agli anziani, a chi deve spostarsi per lavoro, agli immigrati regolari. La quota di case in affitto in Italia, infatti, è di 4,4 milioni di abitazioni, il 18,8 per cento del totale, mentre in Germania è il 57,3, in Olanda il 47,3 e in Francia il 40,7 per cento. Anche nel comparto dell'edilizia pubblica l'Italia con il suo 4,5 per cento, è undicesima in Europa. Così, dati Nomisma, a fronte di un canone medio per un'abitazione di 70 mq, che oscilla tra gli 847 euro di Roma ai 719 di Milano e ai 632 di Bologna, la percentuale delle famiglie che, in virtù del proprio reddito si collocano al di sotto della soglia di sostenibilità (scatta quando l'affitto supera il 30 per cento del reddito) è del 63,7 per cento nella capitale, del 64 per cento a Napoli, del 51 per cento a Bologna, del 61,2 per cento a Milano. Ma anche per le case di proprietà non mancano i problemi, che si chiamano mutui ipotecari. Sulla base degli stessi dati forniti dall'Abi, "i tassi applicati in Italia ai mutui di durata superiore ai 10 anni sono a livello percettibilmente superiore rispetto alla media europea". In termini percentuali se in Europa il tasso medio è del 4,32 per cento, in Italia sale a 5,59. Sempre secondo la relazione, "in Italia le famiglie italiane sono costrette a pagare 15.024 euro in più rispetto all'Europa". Tra le ricette offerte dalla Commissione, in primo piano c'è la cedolare secca al 20 per cento sugli affitti (recepita dal federalismo municipale), ma anche la possibilità per i comuni di acquistare gli immobili invenduti e destinarli ad alloggi sociali, il prolungamento delle detrazioni del 55 per cento per ristrutturazioni con risparmio energetico da estendere anche al settore pubblico. Del "piano Casa" si parla solo come un intervento marginale. Il primo piano casa annunciato un anno fa è stato un flop (FOTO ANSA)