L'incredibile pasticcio del Canalazzo spinge a riflessioni esterrefatte, amarissime, indignate, infine bellicose. L'equivoco calderoliano ci ha messi di fronte alla realtà: il Canalazzo non è tutto nostro, l'abbiamo in concessione dallo Stato. Va bene, in una Repubblica democratica quale quella Italiana lo Stato siamo noi: noi sessanta milioni, però. E un bello choc rendersi conto che il millenario Canalazzo, la via più bella del mondo, sicuramente la più amata dei veneziani, è in multiproprietà o se preferite in comodato d'uso. Quanto di Venezia non appartiene a Venezia? Quanto della nostra Cultura e dalla nostra Storia, indissolubilmente legate da più di un millennio, oggi abbiamo in prestito? Sarebbe interessante scoprirlo. Fin qui l'esterrefazione. L'amarezza subentra alla scoperta di quanto l'entità fisica di Venezia sia fragilissima, dipendente da leggi, pandette, cavilli, sviste ministeriali. Un gorgo in cui si rischia 1' affondamento: altro che laguna! Il povero sindaco, per quanto illuminato, disponibile e ben preparato per sua formazione a risolvere grane, ha il compito ingrato di recuperare il controllo della sua Città per impedirle di naufragare nel mero "centro storico" o, diciamola tutta, "albergo globale". Qui subentra l'indignazione: ma come, proprio nel lunghissimo travaglio che precede la nascita del federalismo si devono fare gaffes così enormi? Se poi era una gaffe: qualche maligno potrebbe ravvisare nella svista una sorta di messaggio al gruppo parlamentare a cui appartiene la maggioranza del Comune: "per Maria ad Jesu", insomma. O più popolarmente, parlare a nuora perché suocera intenda. Mi auguro di sbagliare. Ma un'altra notizia risveglia la bellicosità. L'annunciato trasferimento del mercato del pesce all'ingrosso del Tronchetto a Fusina, che solleverebbe enormi problemi economici e logistici, rischiando forse di decretare la fine del Mercato del Pesce di Rialto. Sarà un altro fuoco di paglia, ma se fosse vero sarebbe ancora una volta una gravissima minaccia per Venezia. L'insieme delle due notizie poi fa affluire il sangue alle tempie, formicolare le mani che a stento resistono alla tentazione di digitare sulla tastiera parole come "indipendenza", "separatismo", e così via. Ecco, proprio a questa tentazione bisogna resistere, per invece insistere nella battaglia più seria che possiamo combattere: il riconoscimento della specificità di Venezia nel suo essere Città e non centro storico, riconoscimento che non può prescindere dalla definizione delle appartenenze territoriali alla Città, federalismo o no. Occorre incentivare la popolazione, non creare nuovi problemi. Occorre studiare e promuovere, per esempio una legge di iniziativa popolare per assicurare a Venezia la propria specificità sotto ogni punto di vista. Perché tutti, Stato compreso, non guardino a Venezia come a un mero pezzo di un confuso patrimonio comune, ma come quella che è: una Città unica, irripetibile, e proprio per questo veramente indipendente.