Venezia non è padrona delle sue acque e solo per far ormeggiare vaporetti, gondole e taxi in Bacino il Comune deve pagare al Porto 600mila euro l'anno. È solo uno dei paradossi per i quali l'assessore Ugo Bergamo si augura una veloce risoluzione. Intanto si chiarisce il caos dopo la ventilata ipotesi del trasferimento allo Stato del Canal Grande. Il Ministero per la Semplificazione amministrativa sottolinea che la gestione del Canalazzo rimarrà al Comune di Venezia. Intanto Mestre "riperde" l'ipotesi automomista. VENEZIA Un tempo Venezia era l'indiscussa regina dell'Adriatico, oggi la sua giurisdizione si limita ai rii interni e al canal Grande. E forse, ancora meno, dal momento che non si sa ancora come il ministro alla semplificazione normativa Roberto Calderoli rimedierà al "pasticciaccio" combinato abrogando la norma che conteneva la convenzione con cui lo Stato italiano assegnava il Canalazzo alla città. Tutta l'acqua che circonda Venezia è competenza di altri soggetti (Magistrato alle acque e Autorità portuale), ai quali il Comune deve ogni anno pagare dazio per il loro utilizzo. «Per gli spazi acquei in bacino San Marco - spiega l'assessore alla Mobilità Ugo Bergamo, colui che ha scoperto il problema - e sul canale della Giudecca su cui insistono gli ormeggi delle gondole, dei taxi e dell'Actv, il Comune deve sborsare ogni anno circa 600mila euro all'Autorità portuale». La quale - di converso - non paga nulla al Comune per il passaggio delle grandi navi e per il nocumento potenziale o reale che queste potrebbero aver provocato in tutti questi anni. Ca' Farsetti deve pagare un canone anche per gli spazi acquei su cui si affacciano le rive del Tronchetto rivolte verso la Marittima. Nell'ultimo anno i canoni sono stati triplicati. Sul resto delle rive esterne e sul lato nord la competenza è del Magistrato alle Acque ed è a questo che il Comune ha dovuto chiedere il permesso per realizzare, ad esempio, la darsena della Misericordia, o quella nuova del Tronchetto. Sempre dietro pagamento di un canone che comunque non è paragonabile a quello richiesto dal Porto. Dello "scippo" del canal Grande si sta parlando in tutta Italia e Bergamo intende cogliere l'attimo. «Bisogna cogliere l'occasione - aggiunge - per affrontare questa situazione di caos, con 4 enti che regolamentano il Bacino una volta per tutte e chissà che da un male non ne nasca un bene». Il fatto che Venezia non abbia sovranità sulle sue acque contribuisce all'anarchia che attualmente impera in laguna. Quattro enti (c'è anche l'Autorità marittima, cioè la Capitaneria di porto) dovrebbero controllare il traffico, di fatto non lo fa quasi nessuno e le stesse regole variano a seconda del canale in cui ci si trova. A nulla è servita neppure l'esperienza del commissario governativo al traffico acqueo, il quale non ha mai potuto scalfire la potestà degli altri enti. Si arriva all'assurdo di Piazza Barche nel pieno centro di Mestre - racconta l'assessore - dove una volta scorreva un canale di competenza del demanio marittimo. Oggi per fare un parcheggio dovremmo chiedere il permesso allo Stato». Quanto al caso più eclatante, l'abrogazione del Regio decreto del 1904 con cui lo Stato affidava il canal Grande a Venezia, Bergamo (il quale è anche un noto avvocato ed ex membro del Csm) non si sente sicuro delle semplici rassicurazioni del ministro Roberto Calderoli, che pure lo ha ribadito anche ieri. «Abbiamo formulato un quesito ufficiale al Ministero - precisa - che invieremo oggi, perché non so come possa rimanere in piedi la convenzione in presenza del solo atto del Comune (la delibera del Consiglio di allora, ndr). Prendo atto che lo Stato non ha intenzione di toglierci il bene, ma bisogna che la scelta con cui viene ribadita questa affermazione sia veloce e giuridicamente inoppugnabile». In condizioni di incertezza, basterebbe l'impugnazione di una multa per sollevare la questione della titolarità della via d'acqua più importante di Venezia. La palla passa al Governo, il quale potrebbe emanare un decreto legge nel quale si abroga l'abrogazione del Regio decreto. Sarebbe la via maestra, ma non è detto che sia l'unica.