Ripescato il discusso decreto del 1926 All'inizio, scorrendo i provvedimenti "uccisi" dal decreto "taglialeggi" del ministero per la Semplificazione amministrativa più di qualcuno aveva fatto un salto sulla sedia. Nel lungo elenco (oltre 29mila provvedimenti stralciati") era risultato una "sibillina" abolizione. Al progressivo 12871, con tanto di data 15 luglio 1926, si leggeva: "Regio Decreto: aggregazione al comune di Venezia dei comuni di Mestre, Favaro Veneto, Chirignago e Zelarino nonchè della frazione di Malcontenta del comune di Mira (pubblicato nella Gazzetta ufficiale numero 183 del 9 agosto 1926). Ohibò, che nella furia di "semplificazione amministrativa" del ministro Calderoli fosse finita anche la legge che sancì nel IV Anno dell'Era fascista, la fine del comune di Mestre affini, con l'inglobamento nella Grande Venezia idealizzata dal Conte Volpi di Misurata? Insomma, per farla breve. Mestre e gli altri ex Comuni, non è che avrebbero potuto riottenere l'indipendenza perduta con la sparuta pattuglia di "autonomisti" pronti a brindare da una parte e dall'altra del Ponte translagunare per la rinata indipendenza? L'ipotesi è stata smontata subito. Nulla da fare. Pura doccia fredda per i bollenti spiriti. «Il provvedimento che riguarda i comuni della Gronda lagunare "annessi" al centro storico - spiega il Ministero - rimangono nel comune di Venezia. Tutta la legislatura successiva ha confermato i confini del Comune di Venezia dal 1926 ad oggi. Peraltro, al di là delle volontà di singoli, gli attuali meccanismi costituzionali prevedono un iter impegnativo, che nulla hanno ha a che spartire con il provvedimento di oltre ottant'anni fa». Insomma, addio sogni di gloria (!?) per la terraferma mestrina. E chi è stato sui carboni per un paio d'ore è stato anche il vertice dell'Ateneo Veneto perchè nel "decreto taglialeggi", al punto 20689 si parla dell'abrogazione della legge 14 gennaio 1937 sulla cessione gratuita dell'ex Scuola di San Girolamo, sede dell'Ateneo Veneto. Come dire tutti i soci del prestigioso istituto costretti allo sfratto? Nossignori. Il "thriller" è stato chiarito dallo stesso ministero. «Quell'edificio è e rimane dell'Ateneo. Lo è sempre stato. C'era solo quella legge che andava a certificare una possesso già esistente allora. Ora di quel provvedimento potevamo farne tranquillamente a meno. Il futuro del l'Ateneo è garantito»