Il "taglialeggi" stralcia il testo del 1904, ma lascia inalterata la convenzione che dà la giurisdizione al Comune su canali e rii Ex magistrato, Felice Casson, senatore del Partito democratico, solleva dubbi sul decreto Calderoli Il problema è tutto nell'interpretazione. Da una parte Venezia che ha pensato di essere "scippata" del Canal Grande da parte dello Stato, dall'altra la "confusione" sovrana sui dispositivi del decreto "taglialeggi" del ministro Calderoli. La verità - come spesso capita - è nel mezzo. Prima di tutto, come è stato detto in questi giorni, non si tratta del Regio Decreto 523 del 25 luglio 1904, che è dedicato sulle opere idrauliche, che comunque è stato stralciato, ma il "problema" - se così vogliamo chiamarlo - sta in un altro Regio Decreto, il numero 721, di pochi mesi più tardi, ottobre 1904, che, in un certo qual modo è la "Magna charta" dei rapporti tra l'allora Regno d'Italia e Venezia e che si intitola proprio "Decreto che approva la convenzione per un nuovo ordinamento della giurisdizione sui canali interni di Venezia". Ed ecco risolto l'arcano. «Il caso è chiuso - sottolinea il capodipartimento del Ministero della Semplificazione amministrativa, Giuseppe Chinè - e in questo modo: il decreto "taglialeggi" ha fatto fuori solo il decreto e non la "convenzione" annessa a quel vecchio provvedimento di legge. Il testo dell'accordo è stato mantenuto e ha trovato posto all'interno dell'articolo 517 del Regolamento per l'esecuzione del codice della navigazione marittima approvato nel 1952. In quell'ambito sono tutelate tutte le competenze del Comune sui canali e i rii urbani, compreso il Canal Grande». Insomma, vicenda chiusa, anche se il "polverone" rimane. E chi più di altri va all'attacco è il senatore Pd, Felice Casson. L'ex magistrato, dopo aver consultato i provvedimenti, non va giù per il sottile. «Ora sarà necessario un nuovo testo di legge - sottolinea - Occorrerà una nuova norma che cancelli l'abrogazione...». Come dire: il ministro dovrà fare un passo indietro. «É indispensabile - attacca Casson - altrimenti sarà il caos e ci rimetteranno tutti: istituzioni e categorie professionali». E se Casson va lancia in resta, il consigliere comunale Beppe Caccia (In Comune) non è da meno: «Vista la tempestività con la quale è stato corretto l'errore da parte del Governo - taglia corto - sul clamoroso scippo del Canal Grande, ora Palazzo Chigi dovrebbe affrontare il tema della competenza su tutte le acque della Laguna. Sarebbe un ottimo esercizio di federalismo. E' nei programmi del sindaco e di questa Amministrazione, il trasferimento di tutta la sovranità e delle risorse che riguardano le acque lagunari. La piccola "porcata" tentata o sfuggita al ministro Calderoli, potrebbe così trasformarsi in una positiva occasione per farla finita con il groviglio di poteri e interessi che complicano ogni giorno la vita di chi voglia vivere, lavorare e difendere la Laguna.". E sulla vicenda è intervenuto anche il consigliere regionale Idv, Gennaro Marotta: «Non so se definire il ministro Calderoli un incompetente o un antifederalista. O il ministro è un incompetente, e quando usa le forbici taglia dove non potrebbe, e allora non deve restare lì. Oppure, ogni tanto, prova a fare qualche porcata. Con la legge elettorale purtroppo gli andò bene - conclude Marotta - Adesso ha provato a sfilare un pezzo di Venezia ai veneziani, per darlo ai romani. Altro che federalisti, i leghisti stanno diventando convinti centralisti, veri neo-democristiani doc».