Baldi, presidente Maxxi: «Artisti che ritirano opere? Impossibile. Privati nel museo, ormai è prassi» Le opere donate non si possono sdonare. Gli artisti potranno essere indignati e non approvare le richieste della Regione Campania, ma le tele e le sculture regalate al Museo Madre e alla Fondazione Donnaregina da Clemente, Mimmo Paladino e Domenico Bianchi, e già patrimonializzate, non torneranno agli autori». E' abbastanza scettico sull'ultimo episodio del braccio di ferro fra Museo e Regione Campania Pio Baldi, presidente della Fondazione Maxxi e già direttore regionale per i Beni Culturali della Campania. I tre autori presenti nella collezione del museo e molto vicini al direttore Cicelyn hanno inviato una lettera in cui chiedono la restituzione delle loro opere donate formalmente, a causa dei cambiamenti dello Statuto, tra cui l'ingresso dei privati nella Fondazione Donnaregina. Indignata l'assessore Miraglia che tuona: comportamento inaccettabile. «Se si trattasse di opere in comodato d'uso sarebbe un conto: quelle, in extremis o in caso di un cambiamento di gestione, possono essere richieste indietro, ma nel caso della donazione mi sembra un allarme privo di fondamento. Gli artisti non possono ritirarle», spiega Baldi in maniera categorica dalla struttura per l'arte contemporanea che per la sua inaugurazione, nel maggio scorso, ha richiamato a Roma i riflettori di tutto il mondo. E con la sua esperienza, aiuta a far chiarezza anche su un altro degli aspetti cruciali del dissidio. Prima ancora degli artisti, il cda stesso della Fondazione Donnaregina si è opposto alla modifica di Statuto avanzata dalla nuova giunta della Regione Campania, minacciando le dimissioni, soprattutto per l'introduzione di privati nella gestione e nel finanziamento del Museo, che rischierebbe per questo di snaturarsi e perdere di autonomia. Baldi però rassicura: «Oggi come oggi è difficile per un museo andare avanti senza il sostegno di sponsor privati. E' una procedura ormai consolidata nelle principali strutture italiane ed internazionali, e il Maxxi non è da meno. Certo, alla parte pubblica deve essere assicurata una golden share, ovvero una maggioranza che salvaguardi le decisioni del museo e un sistema di governane che garantisca autonomia nelle scelte culturali e artistiche. Ma per questo ci sono gli statuti, e delle garanzie interne. I privati, ad esempio, possono essere inclusi anche nel consiglio di amministrazione, ma non dovranno essere in maggioranza». A questo proposito, però, un errore nelle modifiche statutarie proposte dalla nuova giunta regionale pare ci sia. «Nell'articolo 6 viene avanzata la possibilità che, in caso di ingresso di Fondatori aggiunti, ovvero di privati, il cda si comporrà di sette membri. Ouesto non è possibile. perché la legge 122 lo vieta e limita a 5 il numero massimo dei membri componenti». Se l'attuale cda composto dal presidente Oberdan Forlenza, dal critico Achille Bonito Oliva e dal notaio Enrico Santangelo afferma di essere disponibile anche nell'immediato a «lasciare la poltrona e gli incarichi svolti a titolo di volontariato», di diverso avviso si dichiara Eduardo Cicelyn, direttore generale del Museo sin dalla sua costituzione. «Ho capito che l'obiettivo è quello di licenziarmi, ma non possono farlo in quanto dipendente a tempo indeterminato della Fondazione. Se mi costringeranno, farò ricorso al Tar», assicura, mettendo a tacere qualunque ipotesi di dimissione. «Non si tratta di una guerra fra me e l'assessore regionale Miraglia», dichiara Cicelyn «Qui stanno svendendo un'istituzione pubblica». Tornando all'annuncio delle opere da restituire agli artisti (in particolare due tele di Clemente di 3 metri per 2, una tela di Paladino e due sculture firmate da Bianchi per un valore di mercato stimato complessivamente 1 milione e 400 mila euro): «Si tratta di rapporti di collaborazione ventennali consolidati con l'attuale gestione e di autori che si fidano di me e del capo curatore Mario Codognato. Adesso si cambiano le carte in tavola, si propone un concorso per la direzione del Museo che verrà nominata dal Presidente della giunta regionale. Non si possono sovrapporre nuove decisioni politiche a quelle precedenti. Gli artisti non hanno intenzione di stare a questo gioco e una pattuglia si sta mobilitando. Abbiamo molte opere in comodato d'uso e altre donazioni formali in programma, come quella di due installazioni di Kounellis, che adesso però sono fortemente improbabili. Gli autori, nelle attuali condizioni, non si fidano più e non sanno in che mani finiranno le loro opere». Ma a quanto pare, dovranno correre il rischio.