Intervista. Il critico d'arte polemico con le scelte di direttore ed ex governatore «Ma temo che la destra farà di peggio» Francesco Bonami un po' si scandalizza, un po' comprende. Il critico, attualmente Manilow Senior Curator al Museum of Contemporary Art di Chicago, e direttore artistico della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, ha un occhio americano e nessun giudizio salomonico sull'ultimo passaggio della battaglia del Madre, la madre di tutte le battaglie artistiche di Napoli, ovvero la richiesta di restituzione delle opere da parte di Francesco Clemente, Mimmo Paladino e Domenico Bianchi. «È una scelta clamorosa e, in queste forme, inedite» commenta. Artisti che ritirano le opere donate o prestate perché si modifica uno Statuto è una novità anche per lei. «È inedito il ritiro preventivo. Al Moma, al Guggenheim e altrove nessuno si sognerebbe mai di chiedere la restituzione delle opere donate o prestate perché cambia un direttore o un consiglio d'amministrazione. Aspetterebbero di vedere cosa succede e poi deciderebbero. È come se confessassero: ho dato le mie opere a una persona o a un gruppo di persone e non a un museo». Come lo giudica, quindi? «Poco edificante. Dicessero che le hanno date a Cicelyn e pace. Se restano nel vago la gente è autorizzata a pensare di tutto». Secondo lei da che cosa nasce la crisi del Madre? «È un museo che ha speso più di quanto poteva spendere. Ho sentito cifre che farebbero rizzare i capelli anche a un museo americano. E questo presta il fianco alla destra per poter tagliare e cambiare. Quella di Cicelyn è stata una gestione garibaldina». Solo una questione di soldi? «Be', la gestione di Cicelyn e di Bassolino è stata troppo paternalistica». In che senso? «Hanno promosso i propri uomini, senza dare spazio agli altri. Come fanno tutti. Il guaio è che la destra farà di peggio». Come Bonito Oliva, anche lei è convinto che la destra non abbia uomini da impiegare nella gestione dell'arte, in particolare dell'arte contemporanea? «Si. Nel centrodestra non vedo soggetti capaci». Che cosa pensa dell'ingresso dei privati? «È legittima. Sarebbe un miglioramento per il museo, ma anche per la città. Investirebbero nel rilancio di una zona, come quella nella quale sorge il Madre, sicuramente bisognosa di interventi. L'imprenditore, però, non deve chiedere niente in cambio. Deve comportarsi da autentico mecenate, sponsorizzando a scatola chiusa. E bisogna puntare su aziende del calibro dell'Eni, dell'Enel, della Telecom». Quindi niente galleristi privati e locali nell'amministrazione? «Il loro ingresso sarebbe un disastro totale. È inconcepibile. I galleristi privati, se non sono stupidi o in contraddizione con se stessi, possono usare l'istituzione pubblica per promuovere i propri artisti. La destra, ripeto, non ha nessuna idea. Guardate i disastri che, ha combinato il ministro Sandro Bondi. Non hanno una cultura della gestione dell'arte». Come considera l'attività del Madre? «La programmazione è di un livello che oscilla tra il buono e l'ottimo. E poi hanno ristrutturato un edificio nato per tutt'altri scopi in un modo molto efficace, unico in Europa. Non era un'impresa facile». Lei dirigerebbe il Madre? «Ma neanche per sogno. I musei italiani sono in una situazione drammatica. Preferisco mantenere la mia verginità posteriore piuttosto che subire pressioni da una politica fondamentalista che vede l'arte come strumento propagandistico ed elettorale».
Napoli, Madre. Bonami: gestione costosa e paternalistica il ritiro delle opere è una scelta assurda
Il critico d'arte Francesco Bonami, attualmente direttore artistico della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, ha espresso le sue opinioni sull'ultimo passaggio della battaglia del Madre, la madre di tutte le battaglie artistiche di Napoli, ovvero la richiesta di restituzione delle opere da parte di Francesco Clemente, Mimmo Paladino e Domenico Bianchi. Bonami considera la scelta clamorosa e inedite, e giudica poco edificante. Secondo lui, la crisi del Madre nasce da una gestione garibaldina che ha speso troppo e ha promosso i propri uomini senza dare spazio agli altri.
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