I dipinti A Pitti in mostra un gruppo di opere dal colossale museo di San Pietroburgo Nomi, stili, dipinti sconosciuti in Italia Il segno di Bisanzio finì quando Pietro il Grande inviò alcuni artisti a studiare a Firenze MARA AMOREVOLI Larte russa si racconta nelle sale lorenesi di Palazzo Pitti, attraverso un nucleo di 40 dipinti scelti tra i 400mila custoditi al Museo Russo di San Pietroburgo. Un indizio quasi, che invita il pubblico a scoprire la parabola di una storia lontana, che dalla pittura e dagli arredi sacri, contaminata dallarte occidentale, arriva al primo Novecento fino a trovare un suo stile, a farsi avanguardia. Un passaggio che seguendo il filo rosso del "ritratto", accanto al tema del paesaggio, vede Firenze aprire le numerose iniziative del 2011 "Anno della cultura e della lingua russa in Italia" con la mostra Dalle icone a Malevich. Capolavori dal Museo Russo di San Pietroburgo. Spetta così allAndito degli Angiolini a Pitti, in spazi forse troppo ristretti, accogliere i 40 dipinti della rassegna che, volutamente, prende avvio da ununica tavola di icona, genere che dà inizio alla pittura russa, con le prime decorazioni e affreschi celebrativi legati alla conversione al cristianesimo ortodosso, trasmesso da Bisanzio. Dal Cristo Pantocrator in trono del XVI secolo, si passa subito ai ritratti. A quel percorso di imitazione e studio europeo che intrapresero molti artisti russi allinizio del XVIII secolo con Pietro il Grande, epoca di riforme civili che videro voltare pagina sulla pittura religiosa verso loccidentalismo di figure reali. Ritratti di baronesse e principi di Ivan Nikitin, che nel 1716 venne in Italia con il fratello Roman e studiò allAccademia di Belle Arti di Firenze, documentano lassimilazione di modernità e stile. Lo stesso fecero numerosi altri artisti che, oltre al Grand Tour di formazione, si stabilirono o vissero per lunghi periodi nel Belpaese, come fecero Kiprenskij e Brjullov. Ed è a questultimo che si deve un nuovo gusto romantico riportato e diffuso in patria, poi rielaborato e contaminato con la cultura popolare russa, con visioni di paesaggi candidi di nevi, ritratti di contadini e anche di un bellissimo Tolstoj scalzo. Saranno poi le avanguardie del primo '900 a segnare nuove tappe: una sala riunisce capolavori di Kandinskij, Filonov e Malevich, nuove frontiere dellastrattismo e del XX secolo. Ed è proprio Malevich che si ritrae come un granduca, tra stilizzazioni di icone di cui aveva grande considerazione, composizioni geometriche sospese nello spazio secondo la sua lingua suprematista. «Il suo famoso quadrato nero quando fu esposto per la prima volta fu posto in un angolo. Langolo è da sempre il posto delle icone nelle case. E non a caso Malevich definì quel quadro "icona della nuova arte"» spiega Eugenija Petrova curatrice della mostra presentata con la soprintendente Cristina Acidini, i rappresentati del Museo Russo di San Pietroburgo dove - tra le 400mila opere darte (la più grande collezione al mondo di opere russe) - sono raccolte ben 101 tele di Malevich, e la collezione Pavel Filonov, dono della sorella dellartista, oltre ai capolavori dellavanguardia russa di Tatlin, RodchenKo, Popova, Goncharova, Larinov. La mostra Dalle icone a Malevich che dà il via alle iniziative Italia-Russia si deve anche alla collaborazione con la principessa Irina Guicciardini Strozzi e lo sponsor Stanley Morgan. Aperta al pubblico da oggi al 30 aprile (8.15-18.50, chiuso lunedì, ingresso 12 euro, comprese Galleria dArte Moderna e Palatina). Info 055-290112 www.polomusealefiorentino. firenze. it
FIRENZE - Dalle icone al '900 è tutto da scoprire
Il Museo Russo di San Pietroburgo ha donato 40 dipinti a Palazzo Pitti per la mostra "A Pitti" che si apre al pubblico dal 1° al 30 aprile. I dipinti rappresentano la storia dellarte russa, dal XVI secolo ai primi del XX secolo, e includono opere di artisti come Kandinskij, Filonov e Malevich. La mostra è stata curata dalla curatrice Eugenija Petrova e dalla soprintendente Cristina Acidini. I dipinti includono anche opere di artisti russi che hanno studiato in Italia, come Ivan Nikitin, e documentano lassimilazione di modernità e stile. La mostra è stata realizzata in collaborazione con la principessa Irina Guicciardini Strozzi e lo sponsor Stanley Morgan.
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