Dominavano larbitrio personale e la violenza del più forte. La sfiducia nel governo, che non riusciva a mostrarsi in grado di garantire la giustizia, era in crescita. Perfino i vantaggi della legge del 1865 sullaffrancamento delle terre del Tavoliere erano stati annullati dalla tassa sul macinato del 1868. A salvare la Puglia ci pensò, ancora una volta, la terra. I braccianti occupati dopo lUnità nellagricoltura erano ben 230 ogni mille abitanti; al nord e al centro della regione si trattava perlopiù di semplice manovalanza, mentre nel sud era diffusa la figura del mezzadro. Anche la politica portata avanti dal governo italiano decretò il successo della regione che si ritrovò lanciata più che mai, come conferma un trattato commerciale con la Francia del 17 gennaio 1863, alla conquista del mercato italiano ed europeo. Allora, le produzioni si distinguevano per lottima qualità e la diversificazione. Olio raffinato in Terra di Bari e ancora industriale nel Leccese e nel Tarantino. Lino a sud di Foggia, grano in Capitanata con Cerignola che diventò, complice la presenza di importanti aziende come quella Pavoncelli, cuore della produzione agricola e del pascolo. E poi cera il primato nella produzione del vino che beneficiò non poco della disgrazia altrui, quella francese. La filossera, insetto che attacca le radici delle viti, annientò i vigneti francesi per alcuni decenni e le campagne pugliesi cambiarono velocemente paesaggio: a Cerignola dai 700 ettari di vigna dei primi anni Settanta si arrivò, nel 1886, ad oltre 13mila. Nella provincia di Bari, che guidava questa nuova trasformazione agricola, i 74mila ettari del 1879 divennero 98mila solo due anni dopo. Eppure la Puglia non era solo rurale. Fin dai primi anni dellOttocento, gli agglomerati urbani si erano moltiplicati e dal 1861 al 1900 ben tre città pugliesi superavano i 50mila abitanti. Erano Bari, Foggia e Taranto dove dal 1883 aveva iniziato a svilupparsi lindustria cantieristica con lArsenale militare che occupava 1500 operai. Aumentavano anche le città-paese, precisamente indicate con il termine inglese agrotown, che si stavano trasformando da semplici centri dormitorio in agglomerati che potevano vantare delle attività commerciali, come piccole manifatture domestiche e dartigianato, oltre che scuole, assistenza ai ceti poveri e agli anziani, servizi igienici domestici. In questi anni nacquero così, oltre Cerignola e Altamura, Bisceglie, Andria, Corato e Bitonto. La crescita pugliese non era però destinata a durare per sempre. Quando ai primi del Novecento la filossera arrivò anche a Cerignola, la Puglia fu duramente provata: la felice parentesi agricola si era ormai interrotta. Era ritornata la fame di ricchezza, la fame di terra. Presto sarebbe iniziata quellondata di emigrazione che già aveva toccato le regioni vicine, come la Calabria e la Sicilia, la Campania e la Basilicata.
PUGLIA - Gli anni del Risorgimento in Puglia rivoluzione politica, ma non sociale
La Puglia era dominata dal larbitrio personale e dalla violenza del più forte. La popolazione si era concentrata nell'agricoltura, con 230 braccianti per mille abitanti. La produzione agricola era di alta qualità e diversificata, con olio raffinato, lino, grano e vino. La filossera, un insetto che attacca le radici delle viti, aveva devastato i vigneti francesi e aveva favorito la produzione di vino in Puglia. Le città pugliesi, come Bari, Foggia e Taranto, erano in crescita e avevano sviluppato l'industria cantieristica. Le città-paese si stavano trasformando in agglomerati commerciali e industriali.
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