È scoppiato un «giallo» sulla catalogazione dei beni artistici delle chiese di Roma, n progetto «IIdefonso Rea», da nome dell'abate di Montecassino che raccogliendo la documentazione necessaria permise la ricostruzione del monastero, viene da una parte sconfessato dalla Diocesi di Roma, che pure ha firmato il 21 maggio del 2004 una convenzione con la Fondazione culturale Paolo di Tarso, per «effettuare in via esclusiva, per la durata di due anni, la digitalizzazione dei beni presenti nelle chiese di proprietà della Diocesi». E dall'altra, il responsabile della Fondazione, che ha come scopo mettere in rete i beni artistici delle «100 chiese di Roma», Fabio Gallo, annuncia di essere ricorso alla Procura della Repubblica «perché la verità venga alla luce». In una nota, l'ufficio delle Comunicazioni sociali del Vicariato, scrive che «la Diocesi di Roma ha da tempo significato nelle sedi competenti il proprio non interesse al problema, e pertanto non ha avanzato e non avanza nessuna contestazione al Ministero dei Beni culturali». E il Ministero dei Beni culturali afferma che se «è vero che nel , bilancio del Ministero sono previste risorse pubbliche per la catalogatone e la valorizzazione del patrimonio culturale d'interesse religioso - come scrive il capo di Gabinetto di Giuliano Urbani, Raffaele Squitieri - è anche vero che un progetto per dare attuazione a tali finalità è stato predisposto da un soggetto privato, la Fondazione Paolo di Tarso». Secondo Raffaele Squitieri, «il progetto ha suscitato numerose perplessità sia di leggittimità che di merito». I motivi? «L'iniziativa - fa sapere il Ministero - non aveva acquisito le neces-sarie approvazioni da parte dei competenti uffici» e la «proposta interessava anche chiese di proprietà del Fondo edifici di culto del Ministero dell'Interno, e dunque dello Stato. Edifici che dovevano seguire procedure e modalità distinte da quelli applicabili ai beni ecclesiatici». Per di più, secondo i Beni culturali «non si poteva procedere all'affidamento diretto dei lavori alla Fondazione, ma occorreva prevedere il ricorso a procedure di evidenza pubblica», e «anche nel merito il progetto appariva in larga parte inccoglibile. Perplessità -conclude il Ministero -condivise dall'autorità ecclesistica che ha manifestato, da tempo, il proprio disinteresse al progetto». A riprova invece dell'interesse del Ministero per le chiese di Roma, negli anni 2004-2066 sono state stanziate risorse destinate ai restauri per 19 milioni e 197 mila euro. Eppure in una convenzione firmata su carta pergamena, dal vice gerente della Diocesi il 21 maggio di quest'anno è scritto a chiare lettere che «poiché il Comitato dei Ministri, presieduto da Lucio Stanca, nella se-duta del 29 luglio del 2003, ha approvato il sostegno finanziario del progetto pilota "Ildefonso Rea", ideato dalla Fondazione Paolo di Tarso, che prevede la digitalizzazione delle prime cento chiese della diocesi, condividendo appieno le finalità del progetto, la diocesi assicura la propria disponibilità e concede alla fondazione "Paolo di Tarso", di effettuare in via esclusiva, per 24 mesi, la digitalizzazione dei beni storico artistici, e librali, presenti nelle chiese di proprietà della diocesi». E «io vorrei proprio sapere per quale motivo - aggiunge il responsabile della Fondazione, Fabio Gallo - non sono stati ancora erogati i fondi del progetto. La verità è scritta all'interno di un esposto presentato alla Procura della Repubblica ad ottobre, seguito da una serie di allegati che spiegano con chiarezza ogni passo legittimamente svolto dalla Fondazione in ambito istituzionale, e la correttezza dei rapporti con la Diocesi».