L'ex direttore regionale beni culturali: accettare la logica del decentramento L'AQUILA. Anna Maria Reggiani, ex direttore regionale Beni culturali interviene a proposito della ricostruzione e tra l'altro scrive: «Il futuro dell'Aquila si giocherà nel ridisegno del rapporto fra città e periferia, non relegando le frazioni a ruolo di quartieri dormitorio, vittime di ogni sorta di speculazione, ma accettando una logica di decentramento di funzioni culturali condivise fra centro e periferia, così come sta avvenendo nelle maggiori metropoli italiane. L'emergenza non partecipata dagli enti locali ha avuto come risultato, al momento, una sorta di anarchia, che rischia di trasformare il territorio in un contenitore di attività caotiche soggette a una totale deregulation, senza servizi culturali e infrastrutture pianificate. Il ridisegno della città-territorio non può prescindere anche dalla discussione di quelle che saranno le sue funzioni economiche. Va superato il muro di diffidenza nei confronti di nuovi poli di attrazione, a cominciare da quello umanistico di Bazzano, nato da un immediata sinergia fra Università e organi periferici del Ministero per i beni culturali. L'Università con l'Archivio di Stato e la Deputazione Storia Patria, attraverso attività di incontri, dibattiti e convegni, stanno compiendo un servizio prezioso alle istituzioni culturali dell'Aquila, che potrebbe essere incoraggiato superando la visione di Bazzano come mero polo industriale, dotandolo al contrario d'infrastrutture fatte non solo di metropolitana di superficie (utilizzando l'asse ferroviario), bus elettrici e piste ciclabili, ma soprattutto di una rete wi-fi, liberalizzando il servizio e allargandone l'uso ai cittadini».
L'Aquila. Reggiani: c'è il rischio dell'anarchia
L'ex direttore regionale Beni culturali, Anna Maria Reggiani, sostiene che il futuro dell'Aquila si giocherà nel ridisegno del rapporto tra città e periferia. Il decentramento delle funzioni culturali condivise fra centro e periferia è necessario per evitare una sorta di anarchia e trasformare il territorio in un contenitore di attività caotiche. Reggiani propone di superare il muro di diffidenza nei confronti di nuovi poli di attrazione, come quello umanistico di Bazzano, che potrebbe essere sviluppato come polo culturale con infrastrutture moderne, come metropolitana, bus elettrici, piste ciclabili e rete wi-fi.
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