Bologna. Che magnifica idea fare del centro di una città un "museo diffuso", esibirne con legittimo orgoglio lo splendore creativo, ridare vita alla Storia, abbandonarsi alle attrazioni fatali dell'arte. Bologna può. E lo fa. Da qualche giorno, Genus Bononiae ne abbraccia i sontuosi palazzi e le strade incorniciate dai celebri portici (quaranta chilometri che le valgono la presenza nella World Heritage List dell'Unesco), le sublimi chiese e le antiche istituzioni per narrare la stirpe dei bolognesi attraverso le epoche ma guardando al futuro. Fabio Roversi Monaco, insigne giurista, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna e anima del progetto, indica la via: «Genus Bononiae propone un modo nuovo di vivere la città e raccontarne la storia con un percorso in divenire che si arricchisce continuamente. La sfida del museo diffuso si articolerà in otto poli, cinque di proprietà della Fondazione (Palazzo Fava, Palazzo Pepoli, San Colombano, San Giorgio in Poggiale e Casa Saraceni) e tre in gestione (la Chiesa di Santa Cristina, San Michele in Bosco e Santa Maria della Vita). In questi edifici restaurati e recuperati all'uso pubblico, non ospiteremo "oggetti" d'arte ma "eventi" che dovranno coinvolgere i visitatori". E loda «il contributo magistrale del consulente artistico del progetto, Philippe Daverio, che ha individuato un modo originale di vivere la cultura». L'effetto seduzione è stato immediato. La risposta al varo dell'iniziativa, in coincidenza con la sesta edizione di Bologna si rivela, è giunta da migliaia di visitatori che hanno affollato il rinato cinquecentesco Palazzo Fava, che ospiterà mostre della Fondazione o di altre collezioni. Difficile resistere a Gli incanti di Medea, messaggera di grazia dalla delicata sensualità, effigiata dai fratelli Annibale e Agostino Carracci e dal cugino Ludovico, mitico gioiello delle loro Storie di Giasone i cui affreschi incoronano le sale del piano nobile del Palazzo riservato all'arte classica. E con le gemme dei Carracci, che inaugurarono la "costellazione Bologna" magnificata poi dal Guercino e da Guido Reni, è possibile ammirare del primo la splendida Sibilla Samia e di Reni l'ammaliante Lucrezia Romana. Al piano terra si trovano invece le opere della collezione Carisbo d'arte moderna e contemporanea con una scultura-capolavoro di Lucio Fontana, Atleta in attesa del '36, ovviamente Morandi (Natura morta del '57 e Nevicata) e De Chirico, Balla, Boccioni, Depero, Casorati fino alle sculture di Ontani e Melotti e ai dipinti di Clemente, Chia, Paladino. Ai piani alti, infine, due mostre fotografiche di indubbia suggestione: Bologna ieri e oggi, come cambia una città in collaborazione con la Fondazione Cini e Quando la Cina era lontana 1904-1947 con le immagini di una famiglia italiana, i Giusti del Giardino, che visse a Shanghai in quegli anni A San Colombano, solo pochi passi da Palazzo Fava, si rimane rapiti dalla Collezione Tagliavini, 70 strumenti musicali antichi di stupefacente splendore (e usati settimanalmente per i concerti!) mentre a San Giorgio in Poggiale l'allestimento di Michele De Lucchi dà un tocco di raffinata contemporaneità alla Biblioteca d'arte e di storia. Il percorso raggiunge in meno di due chilometri Santa Maria della Vita con la cupola barocca del Bibiena, San Michele in Bosco con il chiostro ottagonale e il belvedere che sovrasta l'intera città, Santa Cristina il cui spazio è adibito ai concerti ed è sede della Schola di canto gregoriano, Casa Saraceni magnifico edifici rinascimentale dove la Carisbo organizza mostre ed eventi culturali... Last but not least, a settembre verrà aperto al pubblico Palazzo Pepoli. Dice Roversi Monaco: «Mario Bellini ne ha curato uno straordinario restauro innovativo. Sarà un museo interattivo e multimediale dedicato alla storia di Bologna. Diventerà il cuore dell'intero Genus».