Aveva cominciato al Pantheon, gremito, Vittorio Sermonti con un ciclo di lezioni sul «Paradiso» di Dante, voluto dall'Enel nell'amministrazione di Franco Tatò. Non bastavano i posti. Ora continua la Telecom, con una serie di conversazioni di storia dell'arte, al Casino dell'Aurora di Palazzo Pallavicini Rospigliosi. Cera una grande folla l'altro pomeriggio per ascoltare il primo conferenziere Antonio Paolucci, che è soprintendente per il Polo museale fiorentino ed è stato ministro tecnico per i Beni culturali: parlava delle tre Pietà di Michelangelo, un'ora e mezza tirata e non si sentiva volare una mosca. Il giorno prima a Palazzo Spada altrettanta folla aveva riempito le sale del museo per una conferenza a tre voci su Maria di Francia e un paio di quadri di Guido Reni e del Guercino, che erano destinati a quella regina venuta dall'Italia come i suoi grandi pittori. Al di là delle ottime cose sentite mi ha incuriosito la gente. Andrebbe meglio conosciuta questa Roma che trova tempo e misura per appassionarsi di argomenti diversi dalla serata che l'aspetta un'ora dopo davanti al televisore. Starsene anche in piedi per temi fuori dal cono di luce è scelta meditata. È un buon segno questo presenzialismo antimondano, divenuto abitudine della città. Quando c'è un buono spettacolo a teatro, presto non si trovano più biglietti. All'apertura delle mostre si vedono file fuori dai portoni. La curiosità culturale dei romani non ha trend fugaci né particolari preferenze, copre campi disparati e non omologabili, non è di destra né di Sinistra. Soprattutto non sono «eventi». Scarseggiano i fotografi, non sono previste riprese televisive. La gente è disponìbile, vuoi sapere, viene per un libro, per un quadro. Non è attirata dalla notorietà altrui, non è il giro turistico, è un modo di abitare la città. Reazione alla banalità dell'offerta mediatica, questi pomeriggi diventano anche una sfida alle difficoltà del traffico e al frastuono coatto del passeggio nelle vie del centro. Una volta perforato il muro del parcheggio impossibile, il romano arrivato nella parte più amabile della sua città vuole restarci tutto il tempo che può e si sceglie una ragione intelligente. Non immaginate un pubblico di pensionati. Ci sono tutte le età, ciascuno si ritaglia uno spazio nella giornata. Mi interessa questo fenomeno dentro il quale vige il rovescio dell'Auditel, più c'è qualità d'offerta meno bastano :e sedie. È una minuta fuga dalla stupidità, ana strana moda che nessuno organizsa né dirige. Si torna a casa sapendo qualcosa di 3Ìù, di un poeta o di un pittore che non ono né da vendere né da comprare. Di iolito non sono neppure previste serìa-izzazioni, dischi e magliette. Non c'è smercio di logo nella cultura diffusa dei pomeriggi romani fai-da-te. Non è da sottovalutare questa voglia li intelligenza. Non sempre si può offrire ai romani il migliore dei dantisti e i più colti storici dell'arte. Ma ogni pomeriggio ha una sua piccola occasione li semina controtendenza. E ciò non guasta.