Gli "Amici del Museo" riattualizzano il loro impegno che da oltre cinquanta anni difende e tutela il patrimonio monumentale della città e della Calabria Dedicato ai giovani il numero monografico che racconta siti, storia e percorsi a partire dall'XI secolo a.C. Lo scavo archeologico di piazza Italia è stato al centro di un corposo dibattito tra studiosi Il Museo della Magna Grecia sta per essere restituito al pubblico, e l'Associazione "Amici del Museo" che è la più diretta appendice sociale della prestigiosa istituzione si è attrezzata per riproporsi al grande pubblico con un numero monografico della rivista Klearchos dedicato ad una mappatura archeologica della città, tradotta su Dvd e descritta in 440 pagine, fra descrizioni e planimetrie. Il vernissage, ospitato ieri a Palazzo S. Giorgio, dopo mesi di silenzio da parte degli addetti ai lavori ha rinverdito rapporti e riannodato i fili di antiche amicizie. Un po' più canuti, ma sempre vivacissimi nell'eloquio gli "Amici del Museo" hanno riattualizzato il loro impegno che da oltre cinquanta anni difende, tutela e promuove il patrimonio archeologico della città e della Calabria. Nella sala dei Lampadari mentre il prof. Vincenzo Panuccio ricordava gli assenti e ringraziava i benemeriti, Giacomo Oliva portava i saluti della soprintendente Simonetta Bonomi, e Fulvio Rizzo introduceva la relazione di Francesco Arilotta in sala diventava tangibile l'ansia della ricerca e la gioia della scoperta che hanno accompagnato il lavoro certosino di questi mesi che partendo da uno schema tipo ha ricomposto in dieci raggruppamenti , 71 aeree, 205 siti, per un totale di circa 500 schede che abbracciano i ritrovamenti di oltre cinque secoli. Ieri Arilotta ha offerto alla città la sua carta archeologica che soffre però di una sorta di rigidità nella selezione, considerata la metodologia che non lascia spazi al fascino dell'incertezza se questa si coniuga con la sorpresa del ritrovamento. « Le schede ha ammesso lo storico trattano solo quei ritrovamenti che risultano da atti ufficiali, e solo quelli per i quali è documentata una collocazione certa. Sono inoltre catalogate solo le scoperte datate , con l'unica eccezione per quanto ritrovato nella Piazza Vittorio Emanuele, cioè in Piazza Italia, visto che gli scavi che hanno messo in luce reperti importantissimi che hanno dato una spallata alle certezze fin qui acquisite». Non sta al cronista stabilire in che misura l'archeologia possa offrire certezze supportate da rigore scientifico, ma la posizione di Arilotta, per dirla con le sue parole, è chiara visto che a suo avviso «la materia non si presta a dibattiti», e quindi la sua "Carta" va intesa come un repertorio di tutti i ritrovamenti, cosa come sono stati catalogati. È questa la giustificazione adottata rispetto alle osservazioni di esperti a proposito di notizie a volte diametralmente opposte a quelle che la Carta degli Amici del Museo offre rispetto alla Carta archeologica georeferenziata della città di Reggio Calabria realizzata sotto la direzione scientifica della prof.ssa Francesca Martorano, docente della Facoltà di Architettura della Mediterranea e poi confluita in un volume edito da unti. È stato lo stesso Arilotta a tirare in ballo la studiosa reggina che attraverso una inedita disamina su materiale d'archivio e bibliografico, ha realizzato uno strumento una sorta di moderna "mappa" - che consente sia agli studiosi che ai cittadini più esigenti e attenti, di conoscere l'ubicazione dei siti archeologici della città, della Rhegion greca, della Rhegium latina fino alla città bizantina. Per molti opera costituisce il primo esempio in Calabria di informazione e divulgazione della conoscenza archeologica, e quindi storica del territorio, per lo studioso Arilotta invece le inesattezze della Martorano sui ritrovamenti localizzati sotto alla Prefettura che secondo i documenti ufficiali sarebbero invece parte di quelli rinvenuti sotto il Palazzo della Provincia sono fuorvianti ed aprono scenari non apprezzabili sul piano della ricerca filologica. Innegabile il pregio di una guida rivolta alla riscoperta e valorizzazione della storia urbana di Reggio Calabria, ed entrambe lo sono!, ma ancora più prezioso appare il censimento documentale o ragionato che sia, dei siti archeologici e dei reperti messi in luce sino ad oggi nel territorio comunale. Ma da ieri il pubblico che affollava la Sala dei lampadari ha un dubbio in più: la Martorano non c'era e sulle affermazioni di Arilotta sarebbe utile aprire un dibattito.