Guido Margheri Consigliere comunale Sel Alcune domande «scomode» sono obbligatorie per discutere seriamente del tema dei monumenti e dei simboli. Perchè nel 1945 alla fine della seconda guerra mondiale mentre molti dei gerarchi nazisti fuggivano passando per la nostra terra, monumenti e simboli del passato regime rimasero in piedi a differenza che nel resto d'Italia dove si scelse, invece, di fare piazza pulita delle vestigia del passato regime? E perchè, grazie alla repubblica nata dalla Resistenza, la minoranza sudtirolese di lingua tedesca fu una delle pochissime in Europa a non essere deportata e a dover subire atroci vendette come, invece, accadde a ben 13 milioni di tedeschi che furono deportati in Germania e dovettero rinunciare a tutto. Ben dodici anni dopo viene inaugurato il bassorilievo di Piffrader, mentre Silvius Magnago deporrà corone ufficiali i1 4 novembre al Monumento alla Vittoria fino ai primi anni '70. Paradossalmente, ma non troppo, la memoria del Durchanglager di Bolzano (uno dei quattro lager italiani), della deportazione della comunità ebraica, o di altri avvenimenti del genere riemergerà faticosamente, in particolare grazie al tenace lavoro di un gruppo di storici, dell'Anpi e del Comune, solo moltissimi anni dopo la fine della guerra Come si vede la nostra storia non è affatto univoca e lineare e le contrapposizioni politiche, ideali, sociali «tradizionali» si intrecciano in modo del tutto originale con altri elementi legati alla presenza di culture, lingue e percezioni diverse. Non c'è nessuno, insomma, che possa dettare la verità da alcun pulpito. Le menzogne, le furbizie e i pregiudizi ci rendono spesso schiavi di un passato e di una discussione dove ognuno gioca pericolosamente con miti e carte truccate. C'è una sorta di spirale delle polemiche e delle ritorsioni per cui la cultura e l'identità di una parte della comunità italiana percepita come troppo «debole» si sovrappone in parte in modo spesso ambiguo a simboli e monumenti che sono indubitabilmente «fascisti». Ma spesso l'antifascismo della Svp appare molto «selettivo» e percepito come se, insieme con il fascismo, si volesse colpire anche la cultura "italiana» in quanto tale. Insomma si fa ancora troppa fatica a fare i conti fino in fondo con un passato che non «passa». Di fronte alle accuse che si sono alzate in questi giorni sui «ritardi» con cui le istituzioni, in particolare, il Comune di Bolzano, avrebbero affrontato i famosi processi di «storicizzazione» dei simboli e monumenti, occorre rispedirle con forza al mittente e dire con chiarezza che i progetti c'erano, ma non sono andati avanti perché SVP e destra di lingua tedesca da una parte e destra italiana dall'altra li hanno sempre bloccati sul nascere ostili ad un processo democratico che veramente fosse in grado di voltare pagina. Ora arriva l'accordo Bondi-Svp, l'ultima beffa ai danni dei cittadini, in un contesto nel quale la magistratura ha appena reso noto che sono illegali dal punto di vista del bilinguismo previsto dallo Statuto il 77 dei cartelli della sentieristica di montagna e per l'ennesima volta ricomincia la «doccia scozzese» del dibattito sulla toponomastica. Per fortuna Bolzano, in questi anni, è stata anche altro sviluppando una certosina valorizzazione delle sue memorie. In questi anni, sono, ormai, decine di strade intitolate ai partigiani, alle vittime del fascismo e del nazismo e sono stati realizzati e si stanno sviluppando ulteriormente importanti siti della memoria, dal muro del lager, ai monumenti del Virgolo e di via Pacinotti, al cimitero ebraico. Quest'anno, forse per la prima volta, è scesa in campo anche la Provincia e 150 ragazzi della nostra terra sono partiti con il Treno della memoria dell'associazione Terra del Fuoco per Auschwitz tributando una standing ovation all'ex deportato Franz Thaler, quello stesso Franz Thaler che ha ricevuto dal consiglio comunale la cittadinanza onoraria di Bolzano insieme a Josef Mayr Nusser nel 2010. La costruzione dei segni di speranza, insomma, è andata avanti superando polemiche, veti, rimozioni e oblii. Anche sul monumento alla Vittoria, dopo il trauma del referendum contro piazza della Pace e degli errori compiuti, si era ripreso un percorso positivo. Sono convinto che dell'accordo Bondi-Zeller-Brugger non c'era e non ci sia alcun bisogno. Nonostante tutto siamo stati e siamo più avanti. Una terra che finalmente è riuscita ad elaborare un libro di storia comune, può benissimo liberarsi dai meccanismi del rancore perenne e prendere dal meglio della cultura europea e mondiale gli spunti per una soluzione delle controversie ancora aperte. E la città nel suo insieme che deve diventare museo vivente, un museo di storia a cielo aperto, capace di trasformare ogni sito in testimonianza del passato e speranza in un futuro veramente libero dai totalitarismi e dai nazionalismi. Non mi sentirò meno democratico, antifascista o, tantomeno, meno autonomista se il bassorilievo di Piffrader e il monumento alla Vittoria resteranno dove sono, ma il loro significato sarà radicalmente trasfigurato e rovesciato. E, certo, se così sarà non mi sentirò affatto meno «italiano». Occorre prendere con chiarezza e per sempre le distanze da tutti gli opposti estremismi, ovunque, siano collocati e qualunque lingua parlino, siano essi gli Schützen o i tristi figuri di Casa Pound. Ma se si vuole una vera soluzione allora deve essere di alto profilo, non deve essere a senso unico e rispettare tutte le sensibilità. Potrei per esempio osservare in modo malizioso che, parlando di «vestigia» del nazionalismo, la statua di Re Laurino, se proprio non può tornare nel suo sito storico sui Prati del Talvera potrebbe, almeno, come si dice, essere «contestualizzata» e «storicizzata». E, magari, è importante anche ripristinare la legalità sui sentieri di montagna e trovare una soluzione equa per la toponomastica che rinunci definitivamente a eliminare un bilinguismo che rappresenta ricchezza La pace non ha un solo prezzo. Tutti, insomma, possono e devono rispettarsi e riconoscersi facendo coraggiosamente i passi avanti necessari. Non è vera pace quella in cui c'è qualcuno che deve periodicamente pagare l'affitto e qualcuno solo riscuotere. In questo senso i ripensamenti della Svp sul monumento e sullo spostamento del bassorilievo consentono di superare la logica dei veti contrapposti. Lasciamo, dunque, Bondi al suo triste e meritato «cestino», ragioniamo con spirito aperto sulle cose controverse e sblocchiamo, invece, le decisioni e i progetti fermi da troppo tempo. Diamoci l'obiettivo di fare del 2011 l'anno della svolta positiva Altrimenti che senso ha candidarsi come capitale europea della cultura insieme al resto del Nord-Est?