In un pomeriggio sono state raccolte 200 firme a difesa della sede della Banca d'Italia Oltre 200 firme raccolte in un solo pomeriggio per dire no alla vendita di palazzo Antonini. La storica sede in città della Banca d'Italia, chiusa oramai da due anni, rischia il degrado o, peggio, lo smembramento di un patrimonio tramandato nei secoli. L'impostazione palladiana e i numerosi affreschi che raccontano di fasti passati, rischiano di essere persi per sempre. E la preoccupazione di Italia Nostra, promotrice della petizione popolare che ieri pomeriggio ha animato via Canciani, è che possa andare perduto un pezzo fondamentale della storia della città. «Come si può stimare il valore della Gioconda? Allo stesso modo chiedo come potranno stabilire il valore di un'opera artistica inestimabile quale è palazzo Antonini - si è chiesta Michela Cafazzo, presidente della sezione udinese del sodalizio : il progetto di Palladio, gli affreschi del Tiepolo e di molti altri artisti, il maestoso giardino con piante secolari, non hanno prezzo». Per questi motivi Italia Nostra ha preso in mano carta e penna e ha scritto a Mario Draghi, direttore della Banca d'Italia, chiedendo di ripensare la scelta di porre lo storico palazzo cinquecentesco fra i beni da dismettere. «Nella risposta, firmata dal direttore del servizio gestione immobiliare della Banca d'Italia - ha ricordato Cafazzo -, era spiegato che si sta cercando un consulente per la gestione della dismissione di tutti gli immobili da alienare, ricordando che giacché vincolato palazzo Antonini è soggetto al controllo del Ministero dei Beni Culturali che potrebbe esercitare il diritto di prelazione. Il funzionario ha poi rammentato che in subordine il diritto di prelazione può essere esercitato da Regione, Provincia e Comune». Ecco perché il sodalizio sta cercando, attraverso la petizione popolare (sottoscrivibile anche tramite internet inviando una mail all'indirizzo udineitalianostraorg), di far capire alle istituzioni che la cittadinanza ha a cuore le sorti del palazzo. «Al ministro Sandro Bondi chiediamo di vigilare sulla vendita - ha evidenziato Cafazzo - e attivare il diritto di prelazione quale antidoto a una catena di passaggi di proprietà. A Regione, Provincia e Comune rivolgiamo un appello per un'azione comune a favore della tutela del palazzo e della sua valorizzazione, rispettosa dei pregi dell'edificio, ma volta a individuare una cornice per un futuro utilizzo». In effetti, la Soprintendenza regionale per i Beni storici, artistici ha già disposto il trasferimento e il deposito triennale ai Civici Musei di Udine di tre affreschi di Odorico Politi che ornavano gli uffici di rappresentanza al piano nobile della Banca d'Italia. I dipinti erano stati staccati dalle pareti a seguito dei lavori di ristrutturazione cui palazzo Antonini fu sottoposto alla fine degli anni Settanta per porre rimedio ai danni causati dal sisma.