Più che a Venere, dea della bellezza, il popolo fiorentino sembra affidarsi a Marte, quello della guerra. Quella che si conclude oggi, almeno per quanto riguarda i temi culturali di principale emergenza, è stata una settimana ricca di discussioni che talvolta hanno assunto i toni della polemica. Anche aspra. I due contendenti principali - la soprintendente per il Polo Museale fiorentino Cristina Acidini e il sindaco Matteo Renzi - per il momento non si scontrano, ma preferiscono spedire i propri pretoriani. E in tal senso Renzi sa già di aver perso, in partenza. Tutto nasce dall'accordo romano tra il Governo e Comune per la gestione di alcune risorse statali da destinare, sostiene il sindaco, a interventi per il decoro urbano. Alla soprintendente, chiaramente, non va giù che l'idea del sindaco abbia fatto così presa a Roma (in cerca di un modello di dialogo tra amministrazioni comunali e Stato nelle città d'arte) da convincere i vertici del Mibac a stornare il 20 degli incassi museali non a Renzi, ma all'altra soprintendenza (quella retta da Alessandra Marino) per il secondo lotto Nuovi Uffizi. In pratica Renzi, per sé, non ha ottenuto un bel niente, ma ha venduto bene la notizia e certa stampa, la più "sensibile", ha trasformato un nulla di fatto in un trionfo. Due direttrici di musei, veri "pretoriani" dell'Acidini, sono intervenute (crediamo non senza l'assenso della soprintendente) criticando Renzi. In difesa di quest'ultimo ecco Giuliano Da Empoli, maldestro scudiero della cultura fiorentina, che ha criticato le "zie" ma a sua volta è stato rinterzato a dovere da un ex-direttore di museo, Carlo Sisi. Insomma la bagarre è totale. Renzi sa di non poter contare molto su Da Empoli, capace di conquistare le pagine dei giornali solo per le critiche che si attira, la cui politica culturale è senza un indirizzo preciso e la cui azione, a livello di dialogo, è un'incognita. L'assessore non conosce la città, non la vive (per esempio, a 19 mesi dalla sua nomina non è mai entrato al Gabinetto Vieusseux), non ne tasta il polso culturale, ne ignora le esigenze (lo si capisce da come ha distribuito le poche risorse disponibili) e perfino la storia. Su questo giornale lo abbiamo corretto tante, troppe volte. Ma c'è di più. Sui temi culturali della città - in mancanza di un assessore vero, di spessore, come si meriterebbe - ci mettono becco tutti. Oltre a Renzi e a Da Empoli, spesso intervengono anche altri due assessori, Dario Nardella e Rosa Maria Di Giorgi, e a questi spesso si è aggiunto - cum grano salis - Eugenio Giani, il presidente del Consiglio comunale. Ora, assumendo un incarico in Regione, quest'ultimo uscirà di scena, lasciando ancor di più nelle peste il povero Renzi, che sulla cultura proprio non ne azzecca una. Come ha detto il sottosegretario Francesco Giro, se la soprintendente Acidini si opporrà al "prelievo" del 20 degli incassi dei suoi musei da destinare ai Nuovi Uffizi, quest'ultimo non si concretizzerà, e così Renzi non potrà più sbandierare. come conquiste epocali, quelle che in realtà sono solo teorie. C'è poi la questione del Maggio che, in mancanza di un assessore alla cultura capace di mediare tra le varie posizioni, disturberà sempre di più i sonni di Renzi. Il Maggio è un'eccellenza per Firenze, ma a livello di problema, non certo di risultato. Come ha detto due giorni fa il capo della segreteria del ministro Bondi, Enrico Hüllweck, è l'ora di finirla con l'«aristocrazia nella lirica", un settore che su 100 spettatori ne richiama in media 4, ma per il quale si spende più del 47 del Fondo Unico dello Spettacolo (circa 210 milioni di euro), situazione che mette in ginocchio tutti gli altri settori. A livello locale, per ogni 100 biglietti staccati per un evento live, solo una dozzina riguardano il Maggio. Eppure annualmente dalla Toscana l'ente lirico ottiene, oltre ai soldi dello Stato - decine di milioni -, circa 10 milioni di euro (compreso 1,3 milioni confermato per il 2011 dall'Ente Cassa, che ha preferito ridurre del 50 il contributo al Polo Museale), che sommati ai soldi del Fus coprono circa sei-settimi del bilancio. In pratica il Maggio è una rimessa totale per chi vive in questa regione. Il problema di Renzi è che di questo se ne sono finalmente accorti anche a Roma e proprio dal Collegio Romano arriveranno presto dei correttivi. E quando accadrà, non servirà appellarsi ad alcuno, neanche a Giove.
Firenze, la settimana della cultura che non c'è
Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, è stato criticato per aver spostato 20 milioni di euro destinati ai musei fiorentini per finanziare interventi di decorazione urbana. La soprintendente per il Polo Museale fiorentino, Cristina Acidini, ha espresso la sua opposizione all'idea. Il sindaco Renzi ha invece affermato che l'accordo con il Governo è stato raggiunto per la gestione di risorse statali. Il sindaco ha anche ricevuto supporto da Giuliano Da Empoli, un critico della cultura fiorentina. Tuttavia, altri critici, come Carlo Sisi, hanno espresso la loro opposizione all'idea. La questione del Maggio, un'entità culturale fiorentina, è stata anche sollevata.
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