Pretendere di trasformare in luogo di vacanze alberghiere di massa un autentico paradiso per un turismo altamente qualificato (e redditizio, all'infinito) come le Eolie è come segare il ramo dell'albero sul quale siamo seduti. Un suicidio economico. Un crimine culturale. Eppure nel Bel Paese è successo sovente, specialmente nel Sud, con punte record in Sicilia. Qui infatti, prima della stessa Costituzione nazionale, è stata concessa una specialissima autonomia col fine di spegnervi il separatismo. In quella amplissima autonomia è ricompresa purtroppo la tutela regionalizzata dei beni culturali: soprintendenti dipendono dalla Regione, cioè dai politici. Sindaci e amministratori regionali siciliani minacciano di andare avanti pur avendo alle spalle il più pesante abusivismo edilizio d'Italia assieme alla Campania. Del resto, lo stesso governo che con una mano interviene contro nuovi hotel a Lipari, con l'altra autorizza condoni e sanatorie generalizzate. Con la Finanziaria scorsa, Berlusconi-Tremonti hanno infatti varato il terzo condono in meno di vent'anni al fine di raccattare poco più di 3 miliardi di euro. La Corte costituzionale lo ha ridimensionato ridando alle Regioni il potere di attuarlo nel concreto con proprie leggi da approvare entro il 30 prossimo. Molte Regioni le hanno già varate. Quelle governate dall'Ulivo con forti restrizioni sanando solo gli abusi minori. L'altro giorno il ministro Giovanardi ha dovuto ammettere che il condono ha reso sin qui soltanto 428 milioni, un 15 per cento del previsto, un flop, Ma nel frattempo, con l'assenso dello stesso Urbani e del collega Matteoli, il governo ha infilato (per ora al Senato) nella legge-delega per l'ambiente un doppio raccapricciante condono edilizio nelle stesse aree protette da vincoli paesistici, le più preziose del Paese: coste marine, rive di laghi e fiumi, la collina toscana o quella veneta, le montagne, gli stessi Parchi. Il 47 per cento del territorio. Assolvendo o monetizzando (rieccoci) i reati contro il paesaggio e l'ambiente. Se la norma passerà anche alla Camera - e i numeri ci sono - per la prima volta nella storia d'Italia si contenderanno e saneranno abusi commessi nelle aree protette. Quello che il tanto contestato Codice Urbani per i beni culturali escludeva tassativamente dai condoni. Tanto tassativamente che, dopo pochi mesi, e sempre per «fare cassa», il governo Berlusconi ha divelto ogni protezione. Così come ha cancellato il «no» del Codice a sanatorie ai lavori in corso. Anche su di essi si potrà passare un colpo di spugna, sia pure dopo il parere vincolante delle Soprintendenze. In sostanza il perdono per i furbi e, diciamolo pure, per i criminali è assicurato. Purché paghino. Un guasto tutto italiano.