Prime difficoltà di applicazione legate alle carenze dell'organico Ingorgo sulle rinnovabili Le Soprintendenze fanno i conti con la stretta ai tempi sul rilascio di pareri e autorizzazioni. Il regolamento 231 è una ulteriore richiesta di accelerazione sullo svolgimento delle istruttorie da parte degli uffici periferici del Mibac incaricati di tutelare i beni culturali sul territorio nazionale. Un tassello che si aggiunge, tra l'altro, alla riduzione dei termini per esprimersi sui nullaosta paesaggistici (scattato a inizio 2010), in attesa del decreto (in arrivo) sulle procedure di durata inferiore ai tre mesi. «Ben venga la riduzione dei termini, che va incontro alle esigenze di privati e imprese, ma per farlo ci vogliono persone e mezzi a sufficienza, che invece non abbiamo». A dirlo è Paola Grifoni, soprintendente di Bologna, Modena e Reggio Emilia, che aggiunge: «Le procedure più complesse sono quelle che riguardano proprio il via libera agli interventi sugli immobili vincolati, perché necessitano di studi approfonditi e relazioni dettagliate, non facili da concludere in 120 giorni. Senza considerare l'assillo rappresentato dalle autorizzazioni paesaggistiche». La modifica che può pesare di più, afferma invece Andrea Alberti, alla guida della sede di Brescia, Verona e Mantova, «è il procedimento di dichiarazione di interesse, che passa per gli immobili da 210 a 120 giorni. Un taglio considerevole visto che si tratta del procedimento con cui si definiscono i vincoli, con tutta la documentazione necessaria, le osservazioni da valutare. Insomma, farlo con tre mesi in meno è più difficile. Invece le autorizzazioni per interventi sugli immobili vincolati, già si chiudono in 120 giorni». I problemi non sono legati tanto alle riduzioni dei termini recentemente introdotte, spiega Gianfranco D'Alò, architetto coordinatore della Soprintendenza dell'Abruzzo, «ma ad alcune tipologie di procedimenti che ingolfano gli uffici, togliendo tempo alle altre attività. È il caso delle richieste preventive di esistenza vincoli per la realizzazione di impianti per le energie rinnovabili, soprattutto parchi eolici e pannelli fotovoltaici, che richiedono ricerche molto articolate». Una situazione, quella abruzzese, aggravata dal fatto che «metà dei professionisti in organico sono distaccati presso la struttura commissariale per il post-terremoto». Un caso a parte, infine, è quello di Venezia e laguna, dove la soprintendente, Renata Codello, taglia corto: «La nostra struttura risponde sempre nei termini e continuerà a farlo. Le tipologie di interventi per i quali sono stati ridotti i tempi non sono particolarmente rilevanti. La demolizione di un immobile vincolato, ad esempio, è un caso talmente raro da essere irrilevante in un territorio come quello lagunare. E in ogni caso precisa Codello a Venezia c'è la legge speciale che già impone tempi più stretti con l'intervento della Commissione di salvaguardia».