La Procura di Palermo cerca riscontri alle accuse che il pentito Francesco Campanella ha rivolto al presidente del Senato Renato Schifani, di essere stato il consigliori del boss Nino Mandalà allinterno del Comune di Villabate, nel periodo in cui era consulente in materia urbanistica. Nei giorni scorsi, i pm della Direzione distrettuale antimafia hanno inviato gli investigatori della Dia proprio al Comune di Villabate, per acquisire il progetto e le varianti del piano regolatore, che risalgono a metà anni Novanta. Secondo Campanella, lex presidente del consiglio comunale che fornì la carta didentità al boss Provenzano, «Schifani nel 95 aveva un rapporto diretto con Mandalà e ho constatato personalmente che il presidente del Senato seguiva le indicazioni di Mandalà nella predisposizione delle proposte di variante al Prg di Villabate». Campanella aveva mosso queste accuse già nel 2007, nel corso di un processo, ed era stato querelato da Schifani. Il gip di Firenze, che si è occupato del caso, ha poi archiviato. Secondo il giudice, infatti, non ci sarebbe stata una «volontà di offendere», anche se talune dichiarazioni di Campenella venivano ritenute senza «alcun positivo riscontro» e «in taluni casi, palesemente infondate». Lanno scorso, il pentito ha inviato un memoriale ai pm, per ribadire accuse e riscontri. Adesso, il blitz della Dia. Sembra ormai chiaro che unindagine sul presidente del Senato va avanti in Procura, nonostante le smentite ufficiali a un articolo de LEspresso, che ha rivelato liscrizione di Schifani per concorso in associazione mafiosa.