Non sarebbe stato possibile dopo che il presidente della Camera Pierferdinando Casini il 6 ottobre aveva stralciato dalla Finanziaria il Museo della Shoah e altre 16 voci di spesa su richiesta della Lega. Lo stralcio dei 17 titoli era stato chiesto e giustificato con la motivazione che quel tipo di scelte erano estranee all'oggetto della Finanziaria. L'on. Dario Franceschini, primo firmatario della legge che ha istituito il Museo della Shoah, aveva detto che la partita non doveva considerarsi perduta, poiché vi era la possibilità di far rientrare dalla finestra i 15 milioni che Casini, a malincuore, aveva messo fuori dall'uscio. L'escamotage è questo emendamento che inserisce nelle tabelle della Finanziaria i fondi per il Museo, per la riconversione delle acciaierie di Genova-Cornigliano e per altre spese. Le risorse non sono vincolate, ma si sa da dove provengono ed è su tale presupposto che si fa affidamento: «Immagino che i ministri competenti li utilizzino per quegli stessi scopi» ha osservato Crosetto. Il ministro Urbani è avvisato. L'idea di fare qualcosa a Ferrara per ricordare lo sterminio degli ebrei nasce nel 2001 durante una sera a cena tra Vittorio Sgarbi (all'epoca sottosegretario ai Beni culturali), l'architetto Massimiliano Fuksass e lo scrittore Alain Elkann. Sgarbi pensava più a un mausoleo che a un museo; alla fine è stata quest'ultima idea a farsi strada a Roma e a Ferrara e ad essere convertita in una legge che nei suoi vari passaggi ha trovato consensi unanimi in Parlamento. Della soluzione estetica preferita da Sgarbi è rimasta comunque traccia, poiché la legge stabilisce che il Museo nazionale della Shoah «dovrà qualificarsi come un importante intervento di architettura contemporanea». Nonostante i vasti consensi politici il Museo ha faticato ad accedere ai finanziamenti. Alla vigilia di ogni Finanziaria regolarmente si affacciavano esigenze di bilancio che portavano all'inesorabile cancellazione dei fondi. Alla fine di settembre il consiglio dei ministri aveva finalmente inserito il Museo della Shoah nella Finanziaria 2005 e dopo una settimana era arrivata la doccia fredda dello stralcio, ora temperata dall'emendamento riparatore. Il Museo avrà il compiti di raccogliere, e far conoscere le testimonianze sulla Shoah e sulla deportazione degli ebrei italiani. Dovrà inoltre promuovere attività didattiche e organizzare manifestazioni, incontri nazionali e internazionali, convegni, mostre, proiezioni di film e spettacoli sui temi della pace e della fratellanza tra popoli e dell'incontro tra culture e religioni diverse. Il Museo sarà gestito da una Fondazione (aperta ai privati) che si impegnerà anche a organizzare l'assegnazione di premi nazionali e internazionali a enti o a persone autori di opere che hanno promosso la conoscenza della Shoah e la conservazione della sua memoria.