Larchitetto di Bicocca sul finale di partita urbanistico: "Ora si andrà dal giudice, ma resta uno scempio" Gregotti: manca unidea di città, solo favori sospetti Citylife è un esempio di quello che può succedere: ciascuno costruisce ciò che vuole, dopo la gara a chi offre più soldi Masseroli ha sempre detto con chiarezza di puntare al minimo dei vincoli. È mancato un anti-piano dellopposizione MAURIZIO BONO «No, non sta proprio in piedi, è un grande equivoco a partire dal nome: intanto non è un "piano", perché il suo scopo è proprio ridurre la programmazione al minimo. E tantomeno ha qualcosa a che fare con il "territorio", riguardando solo larea comunale di Milano, il che è unassurdità palese in una città piccola e così legata al suo hinterland...». Vittorio Gregotti, architetto di fama internazionale con mezzo secolo di progettazione alle spalle, nellimmediato futuro una città satellite a Shanghai e un saggio su Architettura e postmetropoli per Einaudi, è anche lultimo architetto che a Milano ha disegnato e visto vivere un quartiere intero, Bicocca. «Capirà bene, perciò, che non sono di quei teorici del non costruire nulla, costruire è il mio mestiere». Ma il Pgt, che da anni agita il dibattito politico e urbanistico milanese e ha finito per passare col colpo di mano che ha cassato 4700 osservazioni, non gli va giù: «Sono stato al recente incontro di Libertà e Giustizia sul tema e condivido tutte le obiezioni che ho sentito. Ora lopposizione farà i ricorsi, certo, ma è un uno scempio». Pensa alle conseguenze? Immagina una Milano peggiore? «Mah, è impossibile perfino immaginarla nei dettagli, tanto sono strampalate le premesse. Per dire, laumento di 400 mila anime quando dagli anni Settanta i residenti fuggono per i prezzi troppo alti in città e niente fa pensare che caleranno inducendoli a tornare. Poi lidea che ad attirarli sarà un 35 per cento di case costruite da cooperative, quando il problema urgente è la lista di 25mile famiglie in attesa di case popolari, che ovviamente non hanno i soldi per pagare il tipo di "basso costo" previsto dal Pgt. E per finire i servizi, che si tenta di affidare tutti ai privati, e che a partire dai trasporti sono già insufficienti sulla carta». Insomma, non funzionerà: allora perché tanto allarme? «Perché il Pgt dovrebbe durare 5 anni e avere effetti fino al 2030, e nel tempo una programmazione è indispensabile. Invece sono riusciti a non prevedere nel Pgt neppure lExpo: quello andrà per conto suo. Vede, lo sfondo generale è che tutte le città sono in crisi, da Parigi al Cairo a Shanghai, e con loro purtroppo buona parte della cultura urbanistica. La ragione è che è sempre più difficile capire qual è il bene collettivo da perseguire, e ancor di più in Italia dove il disastro della politica dà ben poche linee guida. Ma servono perlomeno ipotesi responsabili che si confrontino con la realtà. Poi si possono cambiare, correggere, ridiscutere. Invece qui di idee non ce nè. Tranne una». Cioè? «La "perequazione", funziona così: chi ha diritto a costruire così poco che non gli converrebbe farlo, può renderlo conveniente trasferendo i diritti altrove. Ma i diritti di edificabilità li distribuisce proprio il Pgt, sui terreni "periurbani" in gran parte di proprietà degli immobiliaristi, prima a indice zero. In pratica regala valore: anche senza un mattone sopra quegli indici cominceranno a rendere in finanziamenti bancari. Se da tempo è un sospetto fondato che il Pgt sia soprattutto al servizio della proprietà immobiliare, diventerà certezza. Il vecchio Marx lo definirebbe capitalismo monetario globalizzato». Torniamo a Milano. Come siamo finiti in questo vicolo cieco? «Anche lopposizione ha le sue colpe. Tre anni fa ho avuto una discussione con lassessore Masseroli e lui, con una certa brutalità che lo contraddistingue, è stato chiaro nel dire che voleva la deregolazione, fino alleliminazione delle destinazioni duso. Lerrore dellopposizione è di non aver mai pensato un anti-piano». Da dove cominciare? I vecchi piani regolatori, ne avrà fatto esperienza a Bicocca, funzionavano male e a suon di deroghe. «Eccome. Però erano frutto di unelaborazione seria, anche di urbanisti di valore. E cerano buone idee nel nuovo Piano regolatore in discussione a Roma prima del cambio di giunta, ora lettera morta. Alla Bicocca, invece, ho avuto la fortuna di un primo committente, Leopoldo Pirelli, che ha accettato la condizione di non fare un quartiere dormitorio, e lidea che si potesse solo inserendovi funzioni forti: luniversità, che dà buoni risultati, ma anche il teatro, che certo poteva andare meglio. Poi per fortuna altri servizi sono arrivati, con molto ritardo». Col Pgt sarebbe andata peggio? Certe funzioni sono indicate anche lì, per le aree dismesse. «E non è affatto scontato che debbano andare proprio lì, e non magari dove servirebbero e mancano. Ma nelle mille pagine del documento ci sono anche contributi interessanti. Solo che restano lì, senza conseguenze, in un canovaccio abbastanza elastico da consentire tutte le eccezioni e non prevedere nessuna regola. La regola vera diventa che ciascuno nellarea assegnata fa il proprio interesse come meglio può: il modello è Citylife, pezzi giustapposti senza criterio, e lì si sa che la gara non lhanno vinta i grandi architetti, ma i maggiori offerenti».