Nessuno, né i curatori, né i tanti estensori, né gli sponsor politici, al di là della propaganda, è oggi in grado di prevedere quali saranno davvero gli esiti del piano e quando si verificheranno. Del resto, come potrebbero? Il Pgt innesca trasformazioni che rinuncia a governare, rimuovendo le destinazioni duso, i limiti massimi di edificazione, il controllo morfologico e tipologico e le dotazioni minime di servizi e di verde. Promette una «forte regia pubblica», ma eleva a regola la prassi della negoziazione tra pubblico e privato, da svolgersi caso per caso senza alcuna rete di protezione. Completando così un percorso di deregulation che da tempo è nelle corde dellurbanistica milanese. Il Pgt prevede quantità massicce di edificazione, ma non si preoccupa né dei luoghi di origine (non cè alcun progetto per le aree «perequate» del Parco Sud), né dei luoghi di recapito dei nuovi diritti volumetrici, che potranno «atterrare» in quantità assai variabile sugli scali ferroviari o sulle caserme. Si disinteressa della riqualificazione degli spazi inutilizzati, e neppure considera il potenziale inflattivo rispetto al patrimonio edilizio esistente. Il Pgt mira ad accrescere il numero degli abitanti, ma non programma le infrastrutture, né i servizi, per una ragione semplice: non dispone delle risorse necessarie, né è in grado di generarle, anche perché scommette spericolatamente su una dinamica di mercato che non è allorizzonte. Il Pgt non ha il compito di dare lavoro, di favorire lintegrazione sociale, di garantire la sicurezza: non occuparsene, però, non contribuisce a costruire una comunità. Usa parole dordine che sembrano spingere Milano verso un futuro di vivibilità, di qualità ambientale e architettonica, di facilità di accesso alla casa. Nei fatti, accetta passivamente lincremento del traffico privato. Non soddisfa la domanda attuale di case in affitto a canone moderato. Non garantisce lintangibilità delle aree agricole, né consolida il verde esistente, né assicura la tutela dei giardini storici. Non riconosce né le porzioni di città con una specifica rilevanza storica, culturale e architettonica, né i nuclei rurali e i borghi. Insomma, è un piano inadeguato e pericoloso. Che ora, spogliato dai rendering seducenti, inizierà a pesare sulla vita dei milanesi.
MILANO - Un Piano inadeguato, anzi pericoloso che peserà sulla vita dei milanesi
Il Piano Generale del Territorio (Pgt) di Milano prevede trasformazioni che rinunciano al controllo e alla regolamentazione, promettendo una forte regia pubblica ma elevando la pratica della negoziazione tra pubblico e privato senza protezione. Il piano mira ad accrescere il numero degli abitanti, ma non programma le infrastrutture e i servizi necessari. Non contribuisce a costruire una comunità e accetta passivamente l'aumento del traffico privato. Il piano non soddisfa la domanda attuale di case in affitto a canone moderato e non garantisce la tutela dei giardini storici, delle aree agricole e dei nuclei rurali. Il piano è considerato inadeguato e pericoloso per la vita dei milanesi.
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