Listituto fiorentino delle pietre dure è incaricato di diagnosticare lo stato della basilica IL cantiere del restauro di San Petronio si avvia ad una nuova fase con un piano diagnostico affidato allOpificio delle Pietre Dure di Firenze. Lente, che promana direttamente dal Ministero per i Beni culturali, ha già lavorato di recente a Bologna (affreschi di Palazzo Fava, poi San Colombano), e pure in tempi più remoti (fontana del Nettuno). Con interventi non invasivi, gli esperti restauratori saggeranno lo stato di salute della parte lapidea, cioè quella inferiore, che presenta rivestimenti in marmo con statue e decorazioni, per poi decidere come intervenire nel ripristino. Quanto a quella superiore, sono a buon punto le analisi sulla parte in laterizio, mai toccata da restauri in tempi vicini e fonte di curiosità per gli addetti ai lavori. «Non ci sono al momento grandi sorprese e abbiamo piuttosto la conferma delle diverse fasi di lavoro come riportate dai documenti - spiega larchitetto Roberto Terra, che dirige i lavori insieme a Guido Cavina -. Abbiamo rilevato una data sulla croce, che rimanda alla metà del Seicento, ma gli studi sono appena allinizio». Compito del cantiere è ora ripristinare uno stato conservativo ottimale della facciata, con interventi che siano di aiuto anche in futuro. Ma si sa che i ponteggi, soprattutto quelli grandi, sono una tentazione irresistibile per gli storici dellarte che possono vedere a distanza ravvicinata monumenti sempre studiati da lontano. «In effetti cè curiosità da parte di tanti - conferma Terra -. Anche Annamaria Matteucci ha chiesto di salire a tutti i costi». Ed Eugenio Riccomini vorrebbe si cercassero tracce di una nicchia dove sembra alloggiasse una statua bronzea di Michelangelo, fatta «controvoglia» per Giulio II e poi distrutta a furor di popolo. «Non so se si tratta di questa famosa nicchia, ma casualmente allinterno delle paraste del portale ho visto strane catene, e putrelle verticali in metallo che fanno pensare ad una struttura di sostegno - dice la soprintendente ai beni architettonici Paola Grifoni -. Siamo solo alle supposizioni. Ci concentriamo per ora sullo stato di salute della facciata, alla luce anche di queste nuove indagini. La scelta dellOpificio di Firenze mi pare ottima: garantiscono interventi eccellenti e con loro cè già un dialogo consolidato. Stiamo poi analizzando azioni e carte degli interventi passati e disporre duna risorsa come Ottorino Nonfarmale, autore dellultimo restauro, è una vera fortuna»