Via Guastalla, furto da 500.000 euro. Caccia a un israeliano fuggito in patria MILANO Ha le ore contate il ladro che ha rubato il tesoro più prezioso degli ebrei dalla sinagoga di via Guastalla. Il cerchio dei sospettati si restringe di ora in ora, perché se è vero che l'armadio contenente gli oggetti sacri rubati è esposto a pochi metri dall'ingresso principale ed è ben visibile, va altresì detto che in pochi conoscevano il nascondiglio delle chiavi e, per di più chi entra in sinagoga senza controlli è per forza un volto noto. I nomi dei visitatori quotidiani sono tutti contenuti in un registro e le telecamere riprendono i volti. La pista suggerita dalla comunità ebraica porterebbe a un israeliano, già uscito dall'Italia, che avrebbe subito messo in vendita on line gli oggetti sacri. Ad essere stati trafugati dalla sinagoga, durante la notte, sono gli arredi che appartengono agli ebrei milanesi da secoli. Il ladro ha portato via sei coppie di Rimonim, i puntali d'argento cesellato che sovrastano il Sefer Torà, e quattro Keter (corone), argenti e ori «preziosissimi». Il valore economico potrebbe essere stimato tra i 400 e i 500mila euro, ma è inestimabile quello storico. Si tratta di oggetti risalenti al Sei-Settecento, rimasti in seno agli ebrei milanesi nei secoli, anche durante le persecuzioni della Shoah. Il primo ad accorgersi del furto sacrilego, ieri mattina, è stato il rabbino David Schunnach. Nel corso dei preparativi per lo shabbat Rosh Kodesh di oggi, si è accorto della sparizione della chiave d'oro per l'apertura dell'Aron Ha-Kodesh (cioè l'armadio sacro). Dopo essere riuscito ad aprire comunque l'armadio con una chiave di riserva, accortosi dell'ammanco è stato colto da malore. Non risulta che siano state commesse forzature o effrazioni né all'armadio sacro né agli ingressi del tempio. Questo conferma l'ipotesi che chi ha agito sapesse bene come e dove muoversi. Quinid qualcuno di noto o qualche abituale frequentatore della sinagoga, entrato senza particolari difficoltà, magari già attrezzato di borse, sicuro che nessuno più lo avrebbe controllato all'uscita. Escluso il movente politico e antisemita, un'altra valutazione importante fa propendere gli inquirenti per l'ipotesi di un furto su commissione. Quello rubato è un tesoro molto «ingombrante» e troppo «famoso» da rimettere sul mercato dei collezionisti. Per questo, secondo la comunità, il ladro avrebbe optato per un'altra soluzione. I collezionisti di oggetti di tale valore, spiegano dalla comunità ebraica, sono al massimo una decina in tutto il mondo, tutti ampiamente conosciuti e tutti preallertati di questo incredibile furto. I carabinieri per ora non si sbilanciano e non escludono, né confermano nulla, nemmeno che i preziosi si trovino già all'estero. Forse addirittura gli oggetti sacri potrebbero già essere stati ritrovati in casa di qualche ignaro acquirente, a quel punto mancherebbe poco per dare un nome e un volto all'autore o agli autori se si trattasse di una coppia. Di certo, impensierisce uno strano episodio. Alcuni hanno riferito ai carabinieri della presenza, nei giorni scorsi, di un giovane di religione ebraica (o sedicente tale) che avrebbe chiesto di vedere la sinagoga e pregare. Un atteggiamento ritenuto adatto a un sopralluogo.