Intervista. Zevi, big dell'archeologia «Speculare sulla storia è un business da evitare» «Occorre misura, per Pompei». In attesa di saperne di più sul progetto per il salvataggio di Pompei che un pool d'imprenditori sta mettendo su carta, ecco il parere dell'archeologo Fausto Zevi. Tra i massimi esperti dell'area vesuviana, Zevi ha ricoperto la carica di soprintendente di Napoli e Pompei dal 1977 al 1981, poi della neonata soprintendenza di Pompei nel 1982 e, ancora, di nuovo al vertice della soprintendenza di Napoli nel 2003. «Non considero singolare - dice - l'idea di Aurelio De Laurentiis di costruire accanto al sito archeologico, una Pompei set cinematografico, firmato da Dante Ferretti, mostrare come era Pompei, metterci degli attori, costruire un hangar e, con l'aiuto degli effetti speciali, creare uno spettacolo per inscenare l'eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo». Del resto, di un piano per molti versi simile si era già parlato nel 2003, allorché era ministro Giuliano Urbani. L'idea, allora, puntava alla ricostruzione di via dell'Abbondanza; a una pellicola digitale da proiettare a turisti e visitatori in un Auditorium da realizzare tra Torre Annunziata e Pompei; e a un video word con effetti speciali che ricreava l'eruzione. Il progetto, però, verme accantonato dopo la levata di scudi degli archeologi che lo bocciarono. «L'utilizzazione di queste nuove strumentazioni, multimediali, digitali - riprende Zevi - può essere veramente utilissimo dal punto di vista evocativo e in generale didattico. Ma non va data una visione totalmente difforme da quello che è limando antico». Vale a dire? «Non si può delegare all'immagine quello che è il potere di seduzione della realtà. Voglio dire che sostituire una persona con una sua fotografia o con un documentario è una cosa ben diversa dall'averla di fronte». Nel caso Pompei, cosa si rischia usando tecnologie multimediali? «C'è il rischio di perdere il nostro rapporto storico ma anche estetico con la realtà del mondo classico. E poi c'è anche un altro aspetto: avere una città virtuale fa dimenticare il problema reale che è quello di manutenere Pompei in maniera sistematica e adeguata». Se dovesse costruire un parco tematico a Pompei, come lo realizzerebbe? «Certo che sarebbe un bel terreno su cui cimentarsi. Dipende dallo spirito e dal modo con cui si fanno le cose, perché potrebbe essere un formidabile campo d'esplorazione delle possibilità che ci sono oggi offerte dalla tecnologia, proprio per mettere a disposizione gli strumenti didattici ma anche propedeutici alla visita della città antica. Cosa che fino a ora non abbiamo mai avuto». E se fosse solo un fatto speculativo? «Se si tratta di un'operazione di tipo speculativo possiamo immaginare già che cosa ne venga fuori. Se invece è un'operazione culturale, didattica, in senso più lato, il che non esclude che ci possano essere ritorni anche di tipo commerciale, può essere veramente un terreno su cui cimentarsi». A fianco a una Pompei «hollywoodiana» anche una Pompei archeo-scientifica, dunque? «Perché no? L'idea mi pare carina. Se si riesce a creare un ambiente stimolante per assimilare i dati importanti di una realtà che si presenterà subito dopo nella sua evidenza effettiva, pare una cosa che non può essere negata a priori nelle sue valenze positive. Naturalmente è un'arma che può essere pericolosa e dipende sempre da chi la maneggia». Insomma, tutto ammesso purché si salvaguardi la scientificità di Pompei e la città stessa? «Certo. Questo va fatto nell'interesse proprio della conservazione di Pompei. Ma non si dovrà assolutamente sostituire alla realtà un mondo di fantasmi che non ha niente a che fare con la concretezza delle cose». L'esperto, Una vita di studi sulle tracce del passato Fausto Zevi, 72 anni, è un archeologo e storico dell'arte, allievo di Ranuccio Bianchi Bandinelli. Dopo aver insegnato all'Università di Napoli Federico II è stato professore di Archeologia e storia dell'arte greco-romana a La Sapienza. In passato ha ricoperto gli incarichi di Sovrintendente a Ostia, Napoli e Roma. Ha al proprio attivo oltre 200 pubblicazioni su Roma arcaica, sull'ellenismo romano e sui problemi topografici e urbanistici di Pompei, Ostia, e Roma. È membro dell'Accademia nazionale dei Lincei, e dell'Istituto archeologico germanico.