Una nuova sala espositiva al Museo di Chieti e un "gemello" creato dall'artista Chieti. Cambia casa il Guerriero di Capestrano, icona simbolo, bandiera dell'antico Abruzzo e dell'Italia preromana. Avvolta da una parete che le ruota attorno come un'elica isolando e moltiplicando le suggestioni della sua sagoma enigmatica e oblunga e di quell'incredibile, enorme cappello rotondo che la sormonta, fasciata da una fioca luce teatrale che libera in nuove impensabili forme riflesse la sua ombra, questo capolavoro archeologico unico al mondo, grande attrazione del museo di Chieti, torna alla ribalta come un collaudato primattore chiamato contemporaneamente a recitare due parti: la sua vecchia vita di prestigioso cimelio e una inedita esistenza da alieno, approdato da un pianeta senza tempo. Un nuovo abito su misura cucito e firmato da Mimmo Paladino, mio dei più applauditi maestri italiani dell'arte contemporanea, che vive in questo primo scorcio del 2011 un'incoronazione da star, sigillata da questo evento d'eccezione in terra d'Abruzzo e a marzo dalla riproposta sul sagrato del Duomo di Milano di una delle opere che l'ha reso famoso, la grande istallazione della montagna di sale, che realizzò per piazza del Plebiscito a Napoli. Operazione che apre forse orizzonti di collaudo di nuove e più popolari forme di rappresentazione museale e farà sicuramente discutere: la statua perde con la cura Paladino qualche ancoraggio con la sua storia di relitto del VI secolo a.0 , piantato a presidio della tomba di un capoclan d'origine sabina in una necropoli su un altopiano d'Abruzzo, ma aggiunge fascino e mistero alla sua aura d'icona archetipica, troppo a lungo maltrattata da una sistemazione sciatta, incolore e datata cui bisognava comunque porre mano. E allora perché non ricorrere ad un allestimento d'autore? L'idea è venuta fuori da un curioso anello di circostanze: il nuovo soprintendente Andrea Pessina alle prese con un intervento di risistemazione del museo di villa Frigerio già finanziato ma da impreziosire con qualche colpo d'ala; il progetto in gestazione di una mostra dedicata a un grande nome dell'arte contemporanea per onorare la nascita di un nuovo polo culturale in un edificio sul Corso, palazzo Mayo, ristrutturato dalla Fondazione CariChieti per le sue collezioni storiche; il curatore Gabriele Simongini che contatta come prima scelta Mimmo Paladino, valutando le profonde assonanze tra le Sue opere scultoree e l'arcaica e misteriosa semplicità del guerriero di Capestrano; Paladino che rilancia offrendosi di reinventare un nuovo ambiente perla statua, sua annosa ossessione da quando negli anni 80 aveva cominciato a cimentarsi con la scultura, e di reali77are in terracotta un gigante gemello, un nuovo guerriero. Il resto è un paziente lavoro di costruzione e di regia per tenere insieme queste intenzioni e portarle al traguardo. Traguardo tagliato con un duplice evento di sicura risonanza internazionale. L'inaugurazione della nuova sala del 'Guerriero, rimodellata sulle geometrie del suo copricapo, ridipinta con le stesse tonalità della pietra originale, e arricchita da un campionario di lievi graffiti sulle pareti che evocano un alfabeto sconosciuto. E il varo nelle sale di palazzo Mayo di una retrospettiva di Mimmo Paladino scultore, che ruota attorno al nuovo guerriero targato terzo millennio realizzato dall'autore: un gigante di terracotta più alto e squadrato che l'artista ha trasformato da soldato in eroe costruttore, sostituendo le armi del vecchio guerriero con le tegole e i coppi di un tetto. Alle sue spalle un'ombra che dilata sporgenze e profili e dialoga a distanza con il fantasma del vero Guerriero.