Dalla Valle dei Templi al teatro di Taormina: 48 beni archeologici vanno all'asta. Un modo per evitare altre catastrofi La Sicilia privatizza la gestione del suo immenso patrimonio artistico e culturale. Una scelta che, una volta tanto, mette l'isola all'avanguardia in Italia. Musei, siti archeologici e palazzi storici alla Regione costano troppo, rendono poco e, per di più, non attirano abbastanza turisti. Per questo l'assessore ai Beni culturali Sebastiano Missineo spera nell'intervento dei privati per rilanciare il turismo. I bandi appena pubblicati daranno tempo fino al 3 marzo per la presentazione delle offerte. L'obiettivo è quello di evitare altri incidenti come quello di Pompei dove la mancanza di fondi ha prodotto il crollo della Casa dei Gladiatori. Certo la gestazione del provvedimento non è stata proprio semplicissima. Se ne parla da diversi anni e tutti i precedenti tentativi erano andati a vuoto. Il patrimonio artistico e culturale resta la risorsa più ricca dell'isola. Il clientelismo della politica e gli interessi mafiosi, per anni, hanno creato un intreccio soffocante. Organici straripanti che si sposavano con inefficienze diffuse. Nessuno a controllare. Risultati irritanti. Siti archeologici chiusi la domenica o nei giorni di festa. Musei che non riaprivano nei pomeri estivi. Guide che non conoscevano le lingue. Le inutili proteste dei visitatori costretti a guardare dal buco della serratura o dietro le reti di recinzione. Ora tutto questo dovrebbe finire. O almeno così si spera. Saranno offerti quattordici lotti, per un totale di 48 beni: dalla Valle dei Templi al Teatro Antico di Taormina, dal convento della Magione a Palermo, all'area archeologica di Selinunte. E non solo. Ogni blocco contiene un tesoro "maggiore" e un paio di siti minori che, da soli, non avrebbero suscitato l'interesse di eventuali investitori. Non si tratta, come sostiene qualcuno, della privatizzazione dei beni culturali siciliani. La proprietà e la custodia del patrimonio artistico restano, ovviamente, in mano alla Regione. Verrà ceduta solo la gestione dei servizi collaterali: dal bookshop, alla caffetteria, dalla biglietteria all'organizzazione di eventi. «Si tratta di bandi a respiro europeo - precisa l'assessore Missineo - dunque ci rivolgiamo alle grandi imprese che operano nel settore del turismo e dei servizi». Una vera e propria rivoluzione. I beni culturali in lista saranno affidati per otto anni ai gruppi privati che si aggiudicheranno la gara. Inoltre chi vince l'appalto per i siti più grandi e importanti, gestirà anche quelli più piccoli della stessa area. Anche se i poteri di controllo e coordinamento resteranno della Regione i privati avranno il controllo pieno delle strutture. Decideranno orari d'ingresso, anche notturni, e avranno la possibilità di organizzare eventi come concerti o spettacoli all'interno delle aree interessate. Certo i problemi non mancano. A cominciare dall'eccessivo numero di dipendenti. Pare che il personale attualmente impiegato verrà "ereditato" dai gruppi privati. Ma questi ultimi saranno d'accordo a gestire tutti i dipendenti o preferiranno fare qualche taglio per snellire i costi? Senza considerare il fatto che gli impiegati sono e vorranno restare regionali. I sindacati sono pronti a dare battaglia se il previsto controllo pubblico sul personale non sarà sufficientemente attento. Insomma l'idea è buona. Bisognerà vedere poi se l'amministrazione avrà la forza di arrivare in fondo. L'assessore comunque, si dichiara ottimista: «Se io fossi un operatore belga o tedesco, non esiterei un attimo a contattare le realtà locali e proporre partenariati. Per dirla in soldoni, nella caffetteria i turisti dovranno trovare ancora i cannoli e non i cheesecake».