Lo splendido sito archeologico della Piana del Sele è stato restaurato. Ma servono fondi per la manutenzione e nuovi spazi per le mostre Ci sono voluti ben 15 anni di duro lavoro per far tornare l'area archeologica di Paestum quasi al suo antico splendore. Tra gli artefici di questo successo, la direttrice del Museo nazionale e degli scavi, Marina Cipriani. «Abbiamo restaurato i templi e molte altre strutture della città antica, riallestito il museo e attuato interventi sia alla cinta muraria che alle insulse dell'abitato», spiega a left la Cipriani. Anche se poi la direttrice denuncia: «Ora la tristezza è che non abbiamo i fondi per mantenere questo lavoro e fare una manutenzione ordinaria e costante a degli standard elevati di qualità». L'area archeologica di Paestum si trova nella Piana del Sele, a circa 30 chilometri da Salerno. Antica città della Magna Grecia, fu fondata verso la fine del VII secolo a.C. da coloni ellenici provenienti da Sibari che la chiamarono Poseidonia. Gli attuali 400mila visitatori l'anno, nel 2010 cresciuti di ben 5.000 unità, sono attirati a Paestum dai tre grandi templi di Hera, Nettuno e Cerere, di ordine dorico e ionico, costruiti tra il VI e il V secolo a.C., che costituiscono alcune delle migliori testimonianze esistenti al mondo di questi stili. Peccato che il ricavato dei biglietti di ingresso «che spetterebbe alla Soprintendenza è invece introitato dal ministero delle Finanze, a noi resta zero», continua la Cipriani. Le similitudini tra l'antica città di Paestum e quella di Velia, sono numerose. Prime fra tutte, la trasformazione in colonia romana di diritto latino, proprio con il nome di Paestum, avvenuta nel 273 a.C., dopo che la città aveva parteggiato per il perdente Pirro, nella guerra contro Roma avvenuta agli inizi del III secolo a.C. Ma anche il declino avvenuto per l'impaludamento e l'arrivo della malaria in Europa e il conseguente abbandono dell'abitato nel Medioevo. Poi la sua riscoperta, avvenuta soltanto nel XVIII secolo, quasi contemporaneamente alle città romane di Pompei ed Ercolano. Goethe, nel suo Viaggio in Italia dei 1787, parla di Paestum e racconta che «finalmente, incerti, se camminavamo su rocce o su macerie, potemmo riconoscere alcuni massi oblunghi e squadrati, che avevamo già notato da distante, come templi sopravvissuti e memorie di una città una volta magnifica». Oggi, la prima cosa che salta agli occhi è la strada di accesso che taglia in due l'antica città. Venne costruita dai Borboni proprio nel Settecento. Il problema è che per realizzarla distrussero, senza farsi troppi problemi, parte della città. Tanto che l'anfiteatro, costruito dai romani a cavallo tra l'Età repubblicana e quella imperiale, è tagliato in due da questa strada statale, con pezzi di roccia che spuntano dalla recinzione invadendo il marciapiede. Così da un lato ci sono gli scavi, dall'altra terreni e abitazioni private all'interno della cinta muraria, tuttora in perfetto stato, lunga quasi cinque chilometri e con diverse torri. Mura che in parte sono state adottate da Legambiente, che attraverso campi di lavoro le tiene in ordine con i suoi volontari. «È un buon progetto - osserva la direttrice - che andrebbe incrementato. Anche il resto della cinta è sottoposta a manutenzione da parte della società Ales, partecipata dal nostro ministero, che impiega lavoratori socialmente utili». Tuttavia il fatto che sia stata riportata alla luce meno della metà dell'antica città, soltanto la fascia centrale che corrispondeva alla parte pubblica, espone l'area in proprietà privata alle razzie delle archeomafie. «Quello degli scavi clandestini è un grande problema - conferma la direttrice - e solo quest'anno siamo dovuti correre per ben due volte, riuscendo per fortuna a recuperare le lastre dipinte di molte tombe mentre i corredi, nella maggior parte dei casi, erano già stati depredati. Il primo episodio è avvenuto tra giugno e luglio, il secondo a novembre. Reperti che vanno ad arricchire collezioni private o spazi espositivi stranieri, ai quali gli italiani guardano con tanta ammirazione ma che in realtà sono musei di rapina». Negli anni si à parlato a più riprese di espropriare i terreni privati su cui sorge il resto della città antica. Il primo piano globale risale addirittura al 1980 e stimava in circa 3 miliardi delle vecchie lire l'acquisizione di tutti i suoli in questione. «A più riprese sono stati tentati espropri - ricorda la Cipriani - che però ci hanno visto perdenti. Due anni fa siamo però riusciti ad acquisire un isolato abitativo della città a ovest del Tempio di Cerere, perché ora abbiamo deciso di andare avanti per piccoli lotti. E con l'aria che tira, nonostante proseguiamo con piccoli progetti di esproprio graduale e progressivo, temo che le cose in questo momento siano purtroppo ferme». Stessa cosa per l'ex fabbrica parte del crac Cirio che si trova nei pressi degli scavi. Acquisita con fondi europei, ora fa parte dei demanio dei Beni culturali. «Volevo creare degli spazi per l'ulteriore valorizzazione di Paestum: primo fra tutti, un'area per grandi mostre che non possiamo ospitare nel nostro museo perché già pieno, un auditorium per proiezioni e seminari mentre altri spazi potevano essere gestiti anche in partnership pubblico-privato, dando la possibilità all'imprenditoria locale interessata a lavorare in questo settore di aprire piccoli negozi o librerie, in corretto rapporto con la rilevanza del luogo, così da ordinare e valorizzare quelli attuali nati all'esterno degli scavi», conclude la direttrice. Ma purtroppo è tutto fermo. Come sempre per mancanza di fondi.
Paestum non decolla
Il sito archeologico di Paestum, in Puglia, è stato restaurato dopo 15 anni di lavoro. La direttrice del Museo nazionale e degli scavi, Marina Cipriani, ha spiegato che sono stati restaurati i templi e molte altre strutture della città antica, riallestito il museo e attuato interventi alla cinta muraria e alle insulse dell'abitato. Tuttavia, Cipriani denuncia che non hanno i fondi per mantenere il lavoro e fare una manutenzione ordinaria e costante. L'area archeologica è stata fondata nel VII secolo a.C. e attira 400.000 visitatori all'anno.
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