A questo giro a rischiare seriamente la vita è l'Istituto storico italiano per il Medio Evo che a causa della decurtazione del contributo pubblico (nel 2011 scenderà da 190mila a 157mila euro) corre il pericolo di non riuscire a coprire nemmeno le spese fisse di funzionamento (personale, canone di affitto della sede, utenze). L'istituzione è di grande prestigio scientifico. La sua Biblioteca, il suo Archivio, le sue Scuole di formazione, la sua attività editoriale e la sua produzione saggistica sono un punto di riferimento prezioso perla comunità degli studiosi non solo italiani. Metterne a rischio la sopravvivenza è uno di quegli errori che assomiglia di più a uno dei tanti delitti commessi da questo governo. Una scelta contestabile sotto ogni punto di vista, scientifico, culturale, didattico. Tanto più stridente perché agita nell'anno in cui l'Italia celebra i 150 anni della sua vicenda unitaria. «Nei fatti - ha dichiarato l'attuale presidente dell'Istituto Massimo Miglio - siamo un "Ente utile", che riesce a produrre cultura e reddito. Il nostro timore è di venire ridotti a "inutili" per legge». Per dare voce alla preoccupazione e alle richieste degli studiosi che da anni s'impegnano per condurre l'attività dell'Istituto, giovedì 3 febbraio si è tenuta una conferenza stampa in Senato. Erano presenti il presidente dell'Istituto, i componenti del consiglio direttivo, rappresentanti di analoghe istituzioni pubbliche di altri Paesi europei che intrattengono con l'Istituto solidi e proficui legami.