Promosso comparto per riunire operatori del settore Tra le richieste il reintegro del Fus ai livelli del 2008 ROMA - Ad animare l'Assemblea delle cooperative di produzione culturale associate a Legacoop c'è la convinzione condivisa che la cultura non sia un costo, ma un investimento strategico per costruire orizzonti di sviluppo sostenibile per l'Italia. L'incontro, avvenuto lo scorso 31 gennaio a Milano presso il Teatro Puccini di corso Buenos Aires, (ribattezzato Elfo Puccini dopo la recente ristrutturazione ad opera della cooperativa CMB), ha riunito gli operatori del settore impegnati nella preparazione del Congresso di aprile di Legacoop. L'Assemblea, aperta con un intervento di Mario Primo Salani, Responsabile del settore, ha proposto la cooperazione di produzione culturale come un interlocutore economico autonomo. Questo settore, legato ai temi dello sviluppo culturale locale, della ricerca e della valorizzazione delle professionalità artistiche ha parlato di un disagio condiviso frutto di un'assenza, in Italia, di politiche che siano di sostegno alla cultura. L'avvio di un comparto che riunisca cooperative di settore è connesso alla forte necessità, della quale le cooperative si fanno portavoce, di un generale ripensamento del ruolo stesso della cultura, dei suoi processi di costruzione e produzione a fronte dei profondi sovvertimenti economici ai quali stiamo assistendo. Salani, cosa chiedono le cooperative di produzione culturale al nostro Governo? «Le cooperative di produzione culturale di Legacoop denunciano con forza lo stato di gravissimo disagio in cui versano i cooperatori culturali. I tagli che sono stati introdotti su un ammontare di risorse che è scemato in modo inaccettabile in tutti questi anni, pregiudicano la sopravvivenza dell'intero sistema di produzione culturale del paese. Ritenendo inaccettabile che la sola parte della spesa pubblica penalizzata sia quella destinata alla cultura ad e alla ricerca, quello che chiediamo è che in sede di conversione del Milleproroghe venga reintegrato il FUS almeno alla consistenza del 2008, sottolineando che, in caso contrario, le imprese non sono in grado di arrivare all'estate. Inoltre i soli costi dei sussidi di disoccupazione che deriveranno dalla chiusura delle cooperative e delle altre imprese del settore sono varie volte superiori a quanto si presume di voler risparmiare». Quali sono le principali problematiche riscontrate dalle coop? «La precarietà legata alla mancanza di finanziamenti. E il fatto che non si riesca a dialogare con il Governo. Inoltre c'è necessità per le coop culturali di iniziare ad essere considerate come tutti i produttori: un'industria che ha cicli di produzione e modelli di investimento che non sono affidabili all'aleatorietà e alla discrezionalità del momento o dell'erogatore. La precarietà che si sta introducendo è una precondizione inaccettabile, perché determina una sudditanza degli operatori dall'amministrazione pubblica e dalla politica ed una perdita netta di autonomia creativa». Cosa significa fare cultura in cooperativa? «Significa semplicemente autogestire la propria creatività. Questo perché la dimensione cooperativa mette al primo posto la persona e non il profitto». Perché la richiesta di avviare un comparto che riunisca le cooperative culturali ? «Per gli operatori del settore operare in un compatto unitario significherebbe avere la possibilità di disporre, allo tempo stesso, dei contenuti e degli strumenti. Con questo comparto si vuol dare forza ad un settore che potrebbe essere volano dell'economia del nostro Paese».
Le coop a tutela della cultura. Servono politiche di sostegno
L'Assemblea delle cooperative di produzione culturale associate a Legacoop ha proposto la cooperazione di produzione culturale come un interlocutore economico autonomo. Il settore ha parlato di un disagio condiviso frutto di un'assenza di politiche di sostegno alla cultura. Le cooperative di produzione culturale di Legacoop denunciano lo stato di gravissimo disagio in cui versano i cooperatori culturali a causa dei tagli introdotti su un ammontare di risorse scemato in modo inaccettabile. Chiedono il reintegro del FUS almeno alla consistenza del 2008 per la sopravvivenza dell'intero sistema di produzione culturale del paese.
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