Sospesi i finanziamenti per la schedatura del patrimonio culturale. La Diocesi: Urbani applichi la legge Il nome del progetto è quello dell'abate di Montecassino, «Ildefonso Rea», colui che raccolse l'imponente documentazione necessaria per la ricostruzione della famosa abbazia dopo la guerra. Il titolo prosegue con la dicitura «100 chiese della Diocesi di Roma». Il tutto è destinato a schedare e digitalizzare il patrimonio artistico e culturale di altrettante chiese della capitale, sia per la loro promozione turistica che per evitare la dispersione di un enorme patrimonio culturale. Ma «Ildefonso Rea» con le sue 100 chiese e la Fondazione culturale «Paolo di Tarso», titolare di questo progetto pilota, dividono adesso la Diocesi di Roma dal ministro dei Beni Culturali, Giuliano Urbani. Tra i due litiganti, il ministro per le Innovazioni e le Tecnologie, Lucio Stanca, che pochi giorni fa si è visto recapitare una lettera firmata da Fabio Gallo, responsabile del progetto delle «Cento chiese». Il motivo dello scontro? «Questo programma - spiega Fabio Gallo - che è stato approvato dal Consiglio dei Ministri, validato e perfezionato dalla Corte dei Conti, quando era già stato ormai "canonizzato" da tutte le regole e da tutte le leggi si è improvvisamente bloccato. Abbiamo scritto più volte al ministro Giuliano Urbani, gli abbiamo anche inviato dei telegrammi e non abbiamo mai ricevuto risposta. Né in bene, né in male». «Questo programma per iniziare a catalogare ed inventariare il patrimonio artistico della Diocesi di Roma, rappresentato da oltre 2000 chiese e 1500 istituti religiosi di valore artistico e culturale, che è partito da noi, dalla nostra Fondazione Paolo di Tarso, e ha ricevuto tutti gli imprimatur necessari - aggiunge Monsignor Renzo Giuliano, parroco di Santa Maria degli Angeli, responsabile per l'Arte sacra e Beni culturali del Vicariato di Roma - ed era ormai in dirittura di arrivo, al punto che nel giorno scorso era stata perfino preparata la cerimonia della firma nella sala della Conciliazione nel palazzo del Laterano. Ma tre giorni prima tutto si è improvvisamente fermato. E così tutti i nostri atti, ormai perfezionati, e i fondi destinati al progetto e alla Fondazione Paolo di Tarso, che riteniamo di avere nel nostro salvadanaio, sono fermi. Non facciamo altro che chiederci perché». Eppure il progetto, che prevede la partecipazione di ben cinque ministeri, nasce proprio per iniziativa del ministro per i Beni culturali Giuliano Urbani, con l'obiettivo di avviare la valorizzazione del patrimonio artistico italiano, anche con la produzione di contenuti digitali per le reti mondiali. Un network turistico-culturale diviso dapprima in tre grandi filoni, dalla musica alle biblioteche ai musei, che si è poi perfezionato con il quarto «polo informatico», quello della «Bellezza del Sacro», con l'informatizzazione del patrimonio religioso. E la prima fase del progetto, che riguarda le cento chiese della capitale, «è di esclusiva proprietà della Fondazione culturale "Paolo di Tarso" - aggiunge Fabio Gallo, che l'ha scritto anche nella lettera al ministro Lucio Stanca -che è l'unica beneficiarla legittimata, l'unica titolare del programma e l'unico interlocutore istituzionale». Anche perché la fondazione ha ricevuto dal Cardinale Camillo Rumi l'esclusiva del trattamento digitale dei beni presenti nelle chiese di proprietà della Diocesi di Roma. Un progetto, questo del «Sacro», che nella prima fase prevede - già stanziato - un finanziamento di 8 milioni di euro, che comprendono anche l'informatizzazione dei beni del Piemonte, perché a Torino nel 2006 vi saranno le Olimpiadi, della Diocesi di Lucca e di quella del Molise: di questi, 2 milioni e 777 mila euro sono per le «100 chiese di Roma», «da spendere al 90 in lavoro -spiega il responsabile dell'area progetti, Fabio Gallo - perché nei primi due anni si dovrebbero impiegare almeno 321 persone, per la gran parte storici dell'arte». Per i due responsabili del progetto «Ildefonso Rea» quindi «stravolgere il rapporto istituzionale già avviato configura un illecito», anche perché il progetto è stato pubblicizzato dalla stessa pubblica amministrazione in campo nazionale ed internazionale, ed è perfino nel sito del Ministero per l'Innovazione tecnologica. Che proprio al primo punto del progetto di sviluppo del network turistico-culturale pone questo progetto, di durata biennale, che ha già trovato copertura finanziaria nel capitolo 7400 del bilancio di previsione Ministero dei Beni culturali. «È inutile quindi che il ministro Urbani invochi la Corte costituzionale per le Eolie - concludono Mons. Renzo Giuliano e Fabio Gallo - applichi prima la legge in casa sua, dando una risposta alla Fondazione». 320 PERSONE Tanti sono i giovani storici dell'arte che avrebbero dovuto lavorare al progetto di catalogazione delle cento chiese della Capitale per due anni. Il finanziamento ai programma prevedeva infatti che il 90 dell'importo complessivo era destinato al lavoro, ovvero al pagamento delle persone che avrebbero dovuto scegliere e digitalizzare le opere d'arte delle cento chiese. 1000 BIGLIETTI Tanti sono gli inviti già stampati che stavano per essere inviati ad altrettante persone o giornalisti per la firma della Convenzione fra il ministero dei Beni culturali, quello per l'Innovazione tecnologica e la diocesi di Roma. Una spesa di circa 7.000 euro perché oltre agli inviti erano state predisposte cartelle stampa e materiale digitalizzato per pubblicizzare il programma.
Cento chiese senza soldi, polemica col ministero
Il progetto "100 chiese della Diocesi di Roma" è stato sospeso a causa di un litigio tra il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani e la Fondazione culturale Paolo di Tarso, titolare del progetto. Il progetto, che prevede la catalogazione e digitalizzazione del patrimonio artistico e culturale di 100 chiese della Diocesi di Roma, era stato approvato dal Consiglio dei Ministri e dalla Corte dei Conti, ma il ministro Urbani ha bloccato la sua realizzazione. La Fondazione culturale Paolo di Tarso ha ricevuto l'esclusiva del trattamento digitale dei beni presenti nelle chiese di proprietà della Diocesi di Roma e ha ricevuto fondi per il progetto.
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