NAPOLI. Gregorio Angelini, direttore regionale in Campania dei Beni Culturali, deve fare i conti con due ordini di problemi: da una parte c'è il caso Pompei, i cui crolli hanno suscitato una mobilitazione internazionale per la messa in sicurezza del sito, dall'altra la redazione del Piano paesaggistico regionale, copianificata con la Regione, da completare entro la fine dei 2011. Direttore, qual è la situazione di Pompei? «Attualmente stiamo affrontando tre tipi di problemi: in primo luogo, la regolazione delle acque che ha causato i danni maggiori, poi il monitoraggio del sito già avviato e da completare, infine il restauro e la messa in sicurezza. Il ministero dei Beni Culturali ha già avviato la valutazione delle risorse, che ci sono e saranno utilizzate. Solo nel 2010, Pompei ha contato tra 1,5 e 2 milioni di turisti, per un introito di circa 20 milioni di euro. 'Ritti soldi che vanno reinvestiti nel sito. Per quanto riguarda il monitoraggio, invece, sarebbe auspicabile un potenziamento del personale tecnico-qualificato per un controllo quotidiano,,. C'è il rischio di avere altrove gli stessi problemi, come ad Ercolano? «C'è il rischio e può verificarsi ovunque. Servono piani di monitoraggio come quelli che già attivi per i centri storici. Inoltre, confidiamo che la Regione programmi le risorse per gli interventi straordinari nei siti archeologici». Come state operando per tutelare il paesaggio campano? «Contrastando l'abusivismo: sia l'architettura spontanea, che quella ecologica eolica e fotovoltaica che troppo spesso deturpa paesaggi soggetti a vincolo. Basti pensare agli immensi impianti eolici che costeggiano il tragitto dell'autostrada Napoli-Bari, spesso rubandosi il vento a vicenda. In questo senso, il Piano energetico regionale dovrebbe stabilire limiti compatibili con la qualità del paesaggio. Il nuovo Piano paesaggistico regionale, che concluderemo quest'anno, andrà in questa direzione».