Il rischio è quello di vedere ripetere il dramma dei Buddha di Bamyan Vanno preservati subito i tesori inestimabili che rischiano per mano degli estremisti Quello egiziano è un patrimonio storico dell'umanità intera, unico e straordinario per ampiezza e complessità. Che rappresenta anche gran parte della ricchezza degli abitanti Non facciamo fare alle Piramidi la fine dei Buddha di Bamyan, né al Museo del Cairo quella del Museo di Baghdad, non lasciamo i beni egiziani nelle mani di chi li disprezza e più ancora che trafficarli li vuole addirittura distruggere. Se dicessi che un sasso vale più di una vita non sarei credibile, non sarei in pace con la mia coscienza. Ma certo la tentazione di pensarlo c'è. L'Egitto è l'Egitto, e il suo fascino si trasmette da millenni. Ora il suo patrimonio culturale è più in pericolo che mai, e dobbiamo esserne consapevoli. Possiamo discutere se e come vada appoggiata l'una o l'altra fazione politica che si fronteggiano nelle piazze del Cairo in queste ore, ma su una cosa tutto il mondo dovrebbe essere d'accordo e agire rapidamente: mettere in sicurezza il patrimonio culturale egiziano. A costo di mandare caschi blu, verdi o forze speciali di qualsiasi tipo da affiancare alla polizia turistica e ai tanti egiziani che per fortuna capiscono l'importanza di salvaguardare i beni archeologici che hanno ricevuto dai padri per poterli trasmettere ai figli. So benissimo che l'invio di caschi blu appare tecnicamente impraticabile, ma resta il valore dell'appello: si muova l'Unesco, l'Europa, si muovano i Paesi arabi, o quelli africani. Si studi la possibilità di interventi d'urgenza, come quelli che certamente sono pronti ad esempio per mettere in sicurezza località strategiche o arsenali nucleari. Governi e regimi durano lustri, vanno e tornano, il patrimonio culturale è eterno e allo stesso tempo fragilissimo. Quello egiziano è un patrimonio dell'umanità intera, unico e straordinario, un patrimonio che rappresenta anche gran parte della ricchezza degli egiziani, legata al turismo culturale e anche balneare. Ritto questo se viene messo a rischio porterà alla fine dell'Egitto. E il rischio è grave. Saccheggi e distruzioni come quelli che abbiamo intravisto, e che possono degenerare ulteriormente, devono far sanguinare il cuore di chiunque, e di un egiziano prima di tutto. È tafazziano che la rabbia di un istante o il profitto di qualcuno distruggano per sempre beni che hanno visto l'alba della storia, che hanno segnato in modo decisivo il cammino dell'umanità. Qui non è il caso di ripercorrere la storia meravigliosa della cultura egizia. È però invece forse il caso di porre all'attenzione i rischi seri che quel patrimonio corre. Quelli che si corrono durante le fasi convulse dell'anarchia: saccheggi, violenze indirette, furia distruttiva, furti mirati di sciacalli e di specialisti. Inoltre va considerato l'appeal che questi beni hanno anche per terroristi e rivoltosi, che possono utilizzarli per farsi pubblicità, esercitare una minaccia, intimidire, ricattare. Questo pericolo va prevenuto. Ma c'è anche qualcosa di più, qualcosa che esprime un rischio che non è limitato alla contingenza delle fasi meno sotto controllo, un rischio che anzi proietta sul futuro la propria ombra. Ed è il rischio dell'estremismo fanatico e volontario. Alcune interpretazioni estremistiche dell'islam considerano tutto ciò che ha preceduto il profeta Maometto come impuro, blasfemo e pericoloso. E in quanto tale va distrutto. Non sono parole vacue, per quanto ovviamente minoritarie nel mare della cultura musulmana. Sono parole che nella storia hanno già prodotto i loro effetti. Basti pensare all'esempio più eclatante ma anche recente, vale a dire il trattamento riservato dai talebani ai Buddha di Bamyan, antica e preziosa testimonianza del buddhismo nelle valli afghane e lungo la via della seta, circondati da grotte affrescate dai monaci. Il regime talebano, sordo ad ogni richiamo del mondo, li prese a cannonate. O ad altre tensioni nel subcontinente indiano. Ma anche in Kosovo. E sebbene oggi si stia diffondendo la ricerca archeologica in tutti i Paesi islamici, non si può negare le difficoltà che tale tipo di studi hanno avuto nei tempi passati. Persino nella laica Turchia nei tempi più recenti alcune sparute minoranze hanno attaccato quanto resta della tradizione bizantina rifiutando persino il ruolo museale di Santa Sofia. Il rischio quindi è che oltre ai problemi politici in Egitto ci troviamo di fronte prima ai drammi del saccheggio, e poi alla tragedia di un genocidio culturale irreparabile. Che peraltro danneggerebbe per primo l'Egitto e gli egiziani, e toccherebbe le loro tasche: cosa resterebbe senza le piramidi e chi andrebbe al mare a Sharm per fare il bagno col velo? Ma proprio questa che potrebbe essere una tragedia senza precedenti, se affrontata in tempo può essere una delle chiavi per salvare l'Egitto dall'orlo del baratro: bisogna far capire agli egiziani il valore del loro patrimonio, e far leva anche sui loro interessi economici per prevenire che la rabbia getti la popolazione in braccio a una deriva islamista. E in questo bisogna anche coinvolgere i soggetti esistenti: i Fratelli Musulmani, ad esempio, sono una realtà forte, borghese, intellettuale, che da tempo ha marginalizzato le derive violente ed estremiste. Occorre parlare con loro. È il momento di prevenire e di incanalare, per non essere impreparati. Troppi pochi ricordano che non furono i bolscevichi a cacciare lo zar o Komehini a cacciare lo shah: ma quando non si vigila, e se non si agisce coi piedi di piombo, i governi ampli e liberal-democratici che sconfiggono le tirannie vengono poi spazzati via dai movimenti estremisti successivi. I borghesi scuotono gli alberi, i fondamentalisti raccolgono i frutti. L'Egitto va salvato, e con esso il suo inestimabile patrimonio culturale.
Salviamo almeno Museo e piramidi
Il patrimonio culturale egiziano, comprese le Piramidi, è in pericolo a causa degli estremisti. Il governo egiziano e l'Unesco devono agire rapidamente per mettere in sicurezza i beni archeologici. Il rischio non è solo legato alla distruzione fisica, ma anche all'estremismo fanatico e volontario che potrebbe considerare tutto ciò che ha preceduto il profeta Maometto come impuro e blasfemo. Il regime talebano ha già distrutto i Buddha di Bamyan, e ciò potrebbe accadere anche in Egitto.
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