Cicelyn contro la Regione: «Demolisce senza alcun programma». Assente l'assessore Stanno distruggendo il Madre, anzi lo hanno distrutto...». Eduardo Cicelyn, tra i pochi - con Valeria Sampaolo, direttrice del Museo Archeologico - a rispondere alla «convocazione» del Suor Orsola per una discussione sul futuro delle istituzioni museali, ha esposto le sue riflessioni in maniera pacata. Non c'era, come invece era previsto dal programma, l'assessore regionale Caterina Muraglia: per i più maliziosi proprio perché per evitare il confronto pubblico con il direttore di Palazzo Donnaregina; per i «senza malizia» perché aveva molto da fare, altri impegni istituzionali. All'appello sono mancati, per la verità, anche i rappresentanti di Capodimonte e degli altri musei della Soprintendenza speciale del Polo napoletano (Sant'Elmo, San Martino, Floridiana, Villa Pignatelli), di quella per i Beni ambientali e architettonici, del Pan, mal'occasione promossa dal Suor Orsola (sul tema «il futuro dei musei: la rete delle competenze») è stata egualmente utile per discutere dei musei tra passato e futuro, tra conservazione eo valorizzazione. E cioè della tutela contrapposta alla pura immagine, legata al marketing, al management. Al Suor Orsola erano convocati gli «stati generali» dei musei campani, e la presenza delle istituzioni (la Regione in particolare) sarebbe stata utile per capire quale politica si devono attendere il territorio, le istituzioni culturali, i cittadini, a Napoli e in Campania. Lo ha messo in evidenza Emma Giammattei, preside della Facoltà di Lettere che ha promosso l'incontro, e al cui interno c'è un corso di «Lifelong learning», per «adeguare - ha spiegato - il profilo professionale degli studenti di Conservazione dei beni culturali, di Archeologia, di Restauro e Storia dell'arte alle esigenze di nuove competenze e nuove professionalità, di concerto con le istituzioni pertinenti del territorio». Poi si è entrati nel vivo della discussione. Conservazione o valorizzazione «Intanto - ha affermato Valeria Sampaolo - parliamo dei futuro: quale futuro se, con gli attuali indirizzi ministeriali, quando andranno in pensione quelli della mia generazione, non saranno sostituiti?».Parole che fotografano la situazione del momento con le difficoltà oggettive da parte dei giovani di trovare uno sbocco lavorativo per mettere in pratica le competenze acquisite...«È sacrosanto il rispetto del bene culturale, la conservazione di ciò che la storia ci ha lasciato: altrimenti avremo Hollywood, ma non potremo più avere Pompei. Conservazione e tutela da una parte, e valorizzazione e promozione, quindi marketing dall'altro, sono due binari che devono camminare insieme, non in opposizione l'uno all'altro». Si è detto d'accordo il direttore del Madre: «Conservazione o valorizzazione? Solo in Italia c'è questa contrapposizione, perché la politica non fa il suo mestiere, e quando parla della mano magica dell'intervento dei privati dice una falsità, una bugia assoluta, fa pura demagogia... Basterebbe tener bene Pompei, fare le cose ordinarie. Se un privato non ha un vantaggio fiscale non entra nel sistema. All'estero la situazione è diversa, c'è una borghesia imprenditoriale che restituisce alla collettività quel che possiede in più, ma è una storia che non ci appartiene. E poi chi lo ha detto che la cultura deve essere produttiva? La cultura dev'essere come la sanità, dovrebbe essere garantita e fruibile a tutti». A margine dell'incontro, Cicelyn ha poi ritrovato la vena polemica che gli è abituale, menando fendenti anche a manca e attaccando il Pan: «In passato - ha detto - sono stati commessi molti errori nella politica culturale regionale ma ciò non giustifica l'attuale giunta della Campania che gestisce la politica culturale semplicemente con una logica vessatoria di cancellazione del passato senza immaginare nuovi programmi. Nell'analisi sia politica che mediatici degli errori commessi nella politica culturale del centrosinistra molto spesso non tutti gli errori sono stati evidenziati allo stesso modo. Non è mai stata avviata, ad esempio, una discussione sul Pan, che, è evidente, è una struttura sbagliata, a cominciare dalla sua identità ibrida. Non si capisce bene quanto costi, a cosa serva, ed il pubblico non ne coglie la reale identità».