Giovanni Muto Ordinario di Storia moderna alla Federico II Giusto un anno addietro, nel 2010, i giornali e i blog del nostro paese furono percorsi da un'ondata di indignazione per i tagli che il ministero dei Beni Culturali si apprestava a operare su sovrintendenze e antiche istituzioni culturali italiane. L'impatto sull'opinione pubblica fu abbastanza forte e il ministero fu costretto a ridimensionare la portata di quei tagli. Occorre constatare, purtroppo, che quell'esempio ha prodotto pessima scuola nel comportamento degli enti locali della nostra regione. Non è, dunque, sorprendente che Comune, Provincia e Regione che, sempre pronti a finanziare festival, sagre e ogni altro evento che produca una discutibile visibilità al «territorio», non si curino delle sorti di quelle strutture culturali che, con l'impegno volontario e gratuito di tanti docenti e studiosi, soccorrono alle manchevolezze delle strutture pubbliche. E' questo il caso di antiche accademie, come la gloriosa Accademia Pontaniana, o della Società Napoletana di Storia Patria, che condivide le afflizioni finanziarie delle 31 Deputazioni e Società di Storia Patria sparse sul nostro paese e di cui ben tre di esse in Campania (Napoli, Salerno e Caserta). E' stato ricordato in questi giorni la condizione gravissima che attraversa la Società Napoletana di Storia Patria che mette a disposizione degli studiosi e degli studenti un patrimonio librario nonché importantissimi manoscritti e materiali iconografici. I lettori di questo giornale devono sapere che i tanti docenti delle nostre università hanno potuto contare da tempo immemorabile sulla straordinaria disponibilità di questa società per indirizzare e far giungere a compimento un numero elevatissimo di tesi di laurea e di dottorato, dei nostri studenti. L'immagine di Napoli è passata, nell'opinione di tanti studiosi stranieri, anche attraverso il servizio cortese ed efficiente reso dai tre bibliotecari e impiegati che da mesi attendono uno stipendio che il deficit di cassa non consente di pagare. E che dire dei convegni, seminari e conferenze che settimanalmente questa società organizza e ospita con il concorso generoso degli studiosi, giovani e meno giovani, sobbarcandosi a un onere gestionale che impegna energie e risorse anche personali, tutte prestate nella consapevolezza e nella volontà di offrire una immagine di questa città che non sia schiacciata su quella del degrado quotidiano a cui assistiamo desolati e sconcertati. Sarebbe interessante conoscere quanti presidenti e consiglieri delle tante società e istituzioni di questo Comune si siano «autotassati» per far fronte alla più urgenti esigenze di sopravvivenza dei loro enti, come hanno fatti i membri del consiglio direttivo della Società Napoletana di Storia Patria. Il «torto» di questa società storica e ciò probabilmente spiega lo scarso interesse che Comune e Regione manifestano nel saldare quanto da loro promesso e convenuto è, forse, di non essersi mai venduta come merce politica e di non aver mai barattato la propria autonomia con opzioni verso questa o quella parte politica. Il silenzio delle istituzioni è, al proposito, assai eloquente.