Caro Direttore, ho letto con grande interesse sulla Stampa di ieri l'articolo di Mattia Feltri " a proposito della riapertura del balcone di Palazzo Venezia. Indubbiamente è vero che la storia del Palazzo non può essere ridotta a quella del disgraziato ventennio mussoliniano, e tutto sommato è possibile che riaprire il balcone sia un buon modo per fare qualche conto con il nostro passato recente. Si tratta, per inciso, di qualcosa che noi Italiani forse non abbiamo mai davvero fatto, cullandoci nello stereotipo degli «Italiani brava gente». Se è vero che Mussolini da lì arringava le turbe, è anche vero che al di - sotto c'erano delle turbe da arringare... Nondimeno, e senza nessuna lamentazione, devo osservare che non aver usato il balcone, per una sorta di spontanea impossibilità morale trasformata in consuetudine (che per inciso è una fonte del diritto, e non un orpello più o meno abusivo); e non averlo fatto per tutto questo tempo, rappresenta forse il segno che si riconobbe, in quel potere e nei gesti di chi lo incarnava, qualcosa di maligno, diciamo pure di demoniaco. Tutto sommato, non mi pare sbagliato. Oggi forse i tempi sono cambiati, ed è giusto così. Forse... Christian Zendri Fosse per me quel balcone rimarrebbe chiuso, inutilizzato e spento, a memoria dei lutti e delle devastazioni conseguenti agli annunci fatti su quella piazza. Non averlo usato e non averlo aperto per una settantina d'anni mi sembra sia stato atto saggio, lungimirante e rispettoso. Mi immagino cosa potrebbe accadere - di questi tempi in cui va di gran moda confondere e banalizzare tutto - se si desse libero accesso a quel balconcino: esibizionisti o cretini di ogni risma a farsi fotografare mentre tendono il braccio, gonfiano il petto o gridano: «Italiani!». Non ne abbiamo bisogno. Lasciamolo così com'è - con le sue tende aperte ma le finestre chiuse - insieme a mille altri cimeli storici (più o meno belli, più o meno nobili), senza trasformarlo in lunapark della Storia. Mario Calabresi
Il balcone di Mussolini? Non ne abbiamo bisogno
Il testo è un articolo di un giornalista, Mario Calabresi, che esprime la sua opinione sulla riapertura del balcone di Palazzo Venezia. Calabresi sostiene che la storia del Palazzo non può essere ridotta a quella del ventennio mussoliniano e che riaprire il balcone potrebbe essere un modo per fare conto con il passato recente. Tuttavia, Calabresi è contrario all'idea di utilizzare il balcone come luogo di manifestazioni o eventi pubblici, considerandolo un cimelio storico che dovrebbe essere rispettato e protetto. Calabresi suggerisce che il balcone dovrebbe rimanere chiuso e inutilizzato come un atto saggio e rispettoso per la memoria dei lutti e delle devastazioni conseguenti agli annunci fatti su quella piazza.
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