«Se ogni imprenditore si prendesse carico di un monumento, significherebbe investire nel futuro e restituire al nostro Paese ciò che da sempre ci offre. Diego Della Valle docet, con il suo impegno a finanziare il restauro del Colosseo. Io potendo scegliere una zona mi candiderei per i Fori imperiali, sempre a Roma. E lancio un appello ad altri businessmen: occupatevi direttamente delle eccellenze dell'Italia». Matteo Marzotto, l'uomo indicato dal governo per rilanciare il turismo in Italia, confida a Panorama ambizioni, sogni e qualche piccolo segreto. Imprenditore, fondatore e vicepresidente della Fondazione sulla fibrosi cistica, responsabile del marchio parigino Vionnet, presidente dell'Enit, l'agenzia nazionale del turismo, dal 2008 è il volto dell'Italia nel mondo. Quando è diventato presidente dell'Enit, ha detto che voleva provare a stare dalla parte delle istituzioni. Allora, com'è? Credo sia facile criticare la politica e intanto voltarle le spalle. L'Italia è ancora un paese troppo individualista. Ho capito che potevo mettermi in gioco e dare il mio contributo. Scenderebbe mai in politica? Ho già un lavoro, un'azienda ereditata da mio nonno Gaetano e da mio padre Umberto. In passato ci ho anche pensato. Oggi sono sempre più convinto che la politica non possa essere un secondo mestiere. Perché è una cosa seria. Giuliano Ferrara ha detto che non c'è un'alternativa a questo governo. Condivide? Condivido al 100 per cento. Non c'è alternativa. E non sarebbe prudente fare cambiamenti in questo momento. Ma occorre invece riprendere una normale attività di governo. Che cosa dicono le ultime cifre del turismo? I dati del 2010 sono rassicuranti perché segnalano una crescita negli arrivi del 7 per cento. E anche nel 2009, quando siamo calati, è andata peggio a Francia e Spagna. «Prevedere, ardire, vincere»: nel 1939 fu il primo slogan pubblicitario dell'azienda di famiglia. Il suo motto qual è? Ciascuno si costruisce il destino con il proprio lavoro. Lei ha sempre detto che gli affetti vengono al primo posto nella sua vita. Chi ha contato di più, mamma Marta, papà Umberto, sua sorella Annalisa o nonno Gaetano? Ai miei genitori voglio molto bene. Ma mio nonno è certo colui che mi ha dato il solco da seguire nella professione E mia sorella Annalisa, uccisa nell'89 dalla fibrosi cistica, a soli 32 anni, mi ha cambiato la vita. Per Annalisa è nata la fondazione? Sì, si occupa della ricerca su questa grave patologia genetica, la più diffusa tra le popolazioni di pelle bianca: in Italia si contano oltre 5 mila malati e circa 3 milioni di portatori sani. Annalisa era una seconda madre Solo quando se ne è andata mi sono reso conto di non avere mai messo in conto la possibilità di perderla. E' vero che alle donne regala solo aforismi di James Joyce? È capitato solo una volta, perché non mi veniva in mente altro. Regalo anche rose rosse Un sogno ricorrente? Un tuffo da uno scoglio altissimo con la luna piena. E la sensazione di non arrivare mai nell'acqua. Bellissimo. L'ultima volta che ha pianto? Mi commuovo spesso. Piango, certo. La musica mi commuove, in particolare quella classica. Ricorda un brano in particolare? Ho pianto ascoltando un pezzo di Jean Sibelius. Lei ama gli sport estremi e pilota aerei ed elicotteri. Se non avesse fatto l'imprenditore, sarebbe diventato pilota? Mi sarebbe piaciuto. Soprattutto dall'elicottero si ha una visione dell'Italia nella sua interezza: bellissima. È un paese unico. Dal 7 gennaio 1992, primo giorno di lavoro alla Marzotto, ho vissuto per 11 anni a Valdagno, dove mantengo la residenza e dove vorrei abitare, se non dovessi dividermi tra Milano e Roma. Però dico sempre che l'Italia non va vista come un miscuglio di destinazioni, ma come un prodotto glamour da vendere tutto insieme: un marchio inimitabile che ha alle spalle 500 anni di vocazione turistica, dal Grand tour in poi. Lei ama le belle vacanze. Ma da sempre dice che oltre alla Costa Smeralda c'è altro. Per esempio? Mi stupisco per la grande quantità di gente che si accalca in Costa Smeralda, quando in Sardegna ci sono altrettanti posti splendidi incontaminati. È stato presidente della Valentino. Che cos'è per lei l'eleganza? Essere a proprio agio nei vestiti. Vale per gli uomini, ma in particolare per le donne. Che cosa non indosserebbe mai? I calzini bianchi.