Ambientalisti allattacco dopo il sì del Consiglio di Stato. La Lng: "Presto i lavori" La proprietà: "Sancito un principio che ci spinge ad andare avanti fiduciosi" Sullarea rimane il sequestro penale e la conferenza di servizi non è stata ancora convocata dal governo SONIA GIOIA BRINDISI - Sul rigassificatore è ancora presto per cantare vittoria. Ne sono convinti gli ambientalisti anche dopo che il Consiglio di Stato ha dato ragione alla Lng perché la Provincia di Brindisi non aveva titolo a impugnare il verbale della conferenza dei servizi del 2005 con cui il ministero dellAmbiente concedeva lautorizzazione sulle aree per la costruzione del rigassificatore nel capoluogo messapico. Per le associazioni, lavvio dei lavori per la realizzazione dellimpianto, annunciato dalla Lng dopo la sentenza, deve ancora passare per la rimozione del sequestro penale innanzitutto, ma anche per lulteriore conferenza dei servizi non ancora convocata dal governo. La sentenza del massimo organo della giustizia amministrativa rinnova lo scontro fra la società che vuole costruire il rigassificatore a Capobianco e gli ambientalisti, al fianco dei quali sono scesi più di una volta in piazza sia la Regione Puglia che il Comune di Brindisi. Più tiepida la posizione della Provincia, attualmente capeggiata dallex patron di Confindustria Massimo Ferrarese. Altra la posizione del predecessore, Michele Errico, autore del ricorso oggetto della contesa culminata nella sentenza del Consiglio di Stato. Fu lamministrazione dellepoca a impugnare il verbale della Conferenza di servizi che si tenne il 20 giugno 2005 presso il ministero dellAmbiente che si concluse con quattro deliberazioni approvate a maggioranza, ma con il voto contrario della Regione Puglia, firmate dal direttore generale Gianfranco Mascazzini (recentemente coinvolto nello scandalo degli sversamenti in mare dei rifiuti in Campania). Il Tar, in prima battuta, diede ragione allamministrazione provinciale. Lultima sentenza capovolge quel pronunciamento, restituendo agli usi legittimi le aree di Capobianco bonificate dalla società Brindisi Lng del gruppo British Gas. La decisione del Consiglio di Stato «sancisce un principio di diritto e civiltà giuridica e ci spinge fiduciosi a continuare il nostro percorso finalizzato alla realizzazione del terminale di rigassificazione», ha commentato la società britannica. «Una vittoria di Pirro», hanno replicato gli ambientalisti. Non solo perché sullarea restano i sigilli disposti dalla procura di Brindisi, che non saranno verosimilmente rimossi fintanto che non sarà concluso il processo per corruzione, falso e occupazione abusiva di area demaniale marittima, a carico di manager italiani e inglesi, oltre allex sindaco Giovanni Antonino. Ma anche perché «la sentenza in questione spiega Giorgio Sciarra, di Italia Nostra - ha rilevato solo un errore procedurale». Il Consiglio di Stato, in sostanza, si sarebbe limitato a «osservare che la Provincia non avrebbe dovuto impugnare lesito della conferenza dei servizi ma il conseguente decreto del ministro dellAmbiente e della tutela del territorio», questo sostengono gli ambientalisti. Dovunque stia la verità, resta un fatto che oltre allo stop della procura, rimane lo scoglio della conferenza dei servizi. Lavallo allimpianto della Lng in parte cè già, e porta la firma ufficiale sia del ministro allAmbiente Stefania Prestigiacomo che del ministro ai Beni culturali Sandro Bondi. Assenso confortato dal premier in persona. È quel è emerso nel corso del processo per corruzione a carico dellex sindaco Antonino e della Lng. «Berlusconi assicurò a Blair che il rigassificatore a Brindisi si sarebbe fatto», lo ha detto lex numero uno di Enel Francesco Tatò, 78 anni, chiamato in aula a testimoniare.